Centrali a biomasse VS caminetti domestici.


Chi sono i buoni e chi sono i cattivi? Proviamo ad analizzare qualche dato con un punto di vista il più possibile oggettivo.

In Umbria, così come in molte altre regioni italiane, il focolare domestico, è un'abitudine irrinunciabile e un piacere atavico. La diffusione sul territorio delle abitazioni sparse, le tante case monofamiliari nelle colline umbre, fa sì che questa modalità di scaldare e di abbellire la propria casa sia frequentemente e felicemente praticata.

La legna da ardere non è mai stata vista come una minaccia o un pericolo, salvo recentemente quando con l'avvento delle rinnovabili, e in particolare degli impianti a biomassa, molti cittadini hanno avvertito un pericolo "nell'aria". Il pericolo però, parlando di aria, c'è anche nelle nostre case, solo che non lo sappiamo o non ne siamo pienamente coscienti.

Sì, perché la combustione di legna comporta anche emissioni di gas inquinanti e di anidride carbonica, ma se per le emissioni di CO2, climalteranti, il bilancio è quasi sempre positivo, per gli altri inquinanti spesso non è così. In particolare polveri sottili, le famose PM10, e monossido di carbonio, sono tra le sostanze nocive maggiormente emanate.

Uno studio dell'ARPA lombarda ha stimato il consumo di legna da ardere nelle varie regioni, e per l'Umbria riporta un consumo per abitazione tra i più elevati d'Italia, circa 4,6 tonnellate l'anno, contro una media nazionale di 4,3 (secondo un’indagine ISTAT 2013 [1]sarebbero invece 3,4 contro una media nazionale di 3,1). La maggior parte poi di questa legna, circa il 57% (secondo la stessa indagine ISTAT 2013 il dato è ben più alto e pari all’87,6%), viene bruciata nei caminetti tradizionali, quelli aperti per intenderci, manco a dirlo i meno efficienti e i più inquinanti, che non solo inquinano l'aria all'esterno, con i fumi che escono dalla canna fumaria, ma anche e con effetti ben peggiori l'aria all'interno delle case.

 

Diversamente dalle centrali a biomasse infatti, la combustione non efficiente che avviene nei caminetti comporta consistenti emissioni, oltre ad un consumo maggiore di legna, e i camini non hanno nessun sistema di filtraggio né di controllo.
Nell'ultimo Piano Regionale della Qualità dell'Aria umbro, i caminetti a legna domestici vengono indicati tra i principali responsabili delle emissioni di polveri sottili e si individua questo come uno dei settori più urgenti su cui agire per migliorare la qualità dell'aria. 

Questo non vuol dire demonizzare i caminetti, beninteso, o incensare a spada tratta qualunque centrale a biomassa; chi scrive ad esempio è da sempre un utilizzatore di questa modalità di riscaldamento durante la stagione invernale, e in qualche occasione si è trovato a opporre resistenza civica verso progetti di impianti a biomassa sovra dimensionati o poco trasparenti sui materiali da bruciare.

Semplicemente dimostra che la suddivisione manicheistica tra i cattivi speculatori che inquinano e fanno soldi con i nostri polmoni e i poveri cittadini vittime degli abusi atmosferici di questi soggetti, semplicemente non funziona e talvolta potrebbe perfino essere ribaltata.

Una buona centrale a biomassa che riscaldi un certo numero di abitazioni inquina meno di tanti caminetti domestici tradizionali in ognuna di quelle abitazioni. 

 

Per capirci si potrebbe citare il caso studio di un impianto di teleriscaldamento con cogenerazione in Val d'Aosta, da 5 MW di potenza termica e 1 MW elettrico, che brucia ogni anno 5.500 tonnellate di legna, quello che mediamente in Umbria bruciano 1.200 caminetti, e con cui però si potrebbero rendere autosufficienti 740 famiglie dal punto di vista elettrico e 620 per i consumi termici.

Se volessimo fare un ipotetico confronto, è ovvio che i 1.200 caminetti certamente non scalderebbero e non fornirebbero acqua calda durante l'inverno nemmeno alla metà del numero di abitazioni, e sarebbero necessarie altre caldaie a metano o a Gpl ad integrazione, causando più del doppio delle emissioni di polveri sottili. 

 

Stante invece una più scientifica posizione di consapevolezza, che stabilisce che qualunque attività umana ha un proprio impatto, per reclamare il diritto ad un'aria pulita, prima che agli altri dovremmo forse rivolgerci a noi stessi.

Si pone dunque la domanda su cosa fare di fronte a questa "minaccia" domestica, e come auspicare un miglior utilizzo di questa fonte rinnovabile per il nostro futuro.

Partiamo rispondendo alla seconda domanda: certamente gli studi a disposizione ci dimostrano per ora che per avere un miglioramento complessivo di tutti i parametri, il migliore modo di bruciare legna è di farlo in sistemi efficienti e centralizzati, in particolare con l'utilizzo di legna per centrali di teleriscaldamento.

L'analisi del ciclo di vita LCA, Life Cycle Assessment, della legna ci mostra appunto che partendo dalla soluzione peggiore ovvero dala combustione aperta dei caminetti e salendo verso sistemi più efficienti, sono proprio i sistemi di teleriscaldamento, magari anche con cogenerazione elettrica, a migliorare maggiormente l'impatto ambientale della combustione di legname. 

Più semplicemente però, possiamo fare molto anche per la qualità dell'aria nelle nostre case, accettando comunque la "tossicità" dei nostri camini con alcuni buoni consigli per renderla almeno più accettabile, senza rinunciarci a tutti i costi.

Ad esempio si potrebbe passare dai caminetti aperti a quelli chiusi o meglio a stufe moderne efficienti, poi occorre porre attenzione al tipo di legna che bruciamo, che deve essere secca e stagionata e non verde e umida, non bisogna utilizzare legna trattata, imballaggi (bancali) o mobili, né carta plastificata o altre sostanze artificiali che generano gas nocivi e rovinano il camino per giunta.

Infine dobbiamo mantenere pulita la canna fumaria, portare via spesso la cenere bruciata in precedenza, e possiamo controllare l'efficienza della combustione del nostro camino osservando il colore della fiamma, che deve essere sempre blu o rosso chiaro, e della cenere che deve essere il più possibile chiara.

Questi ed altri consigli son stati pubblicati ad esempio sul sito della provincia di Monza e Brianza e li trovate su questo link:
http://www.provincia.mb.it/export/sites/default/ambiente/doc/energia/Scheda_tecnica_biomasse_legnose.pdf 

Ing. Maurizio Zara
Responsabile energia Alleanza per il Clima Italia
Direttivo Legambiente Umbria

 

 

Riferimenti:
 
- Nussbaumer T. (2010) Overview on Technologies for Biomass Combustion and Emission Levels on Particulate Matter (PM). Report for The Federal Office for the Environment And the Expert Group on Techno-Economic Issues under the Convention on Long-Range Transboundary Air Pollution CLRTAP www.citepa.org/forums/egtei/Nussbaumer_EGTEI-Report_final.pdf
 
 
-ARPA (2007) Stima dei consumi di legna da ardere ed uso domestico in Italia. Ricerca commissionata da APAT e ARPA Lombardia, Rapporto finale, marzo 2007 www.apat.gov.it/site/_files/Pubblicazioni/Stima_dei_consumi_di_legna_da_arde re.pdf
 
 
-Pastorello C., Caserini S., Galante S., Dilara P., Galletti F. (2011) Importance of activity data for improving the residential wood combustion emission inventory at regional level. Atmospheric Environment, 45, 2869-2876
 
 
-Scacchi C., Caserini S., Rigamonti L. (2010) Greenhouse gases emissions and energy use of wheat grain-based bioethanol fuel blends. Science of the Total Environment, 408, 5010–5018
 
 
-Caserini S., Livio S., Giugliano M., Grosso M., Rigamonti L. (2010) LCA of domestic and centralized biomass combustion: The case of Lombardy (Italy). Biomass & Bionergy, 34, 4, 474-482 

Pubblicato il21 gennaio 2014