Ecosistema Urbano 2010: Perugia al 25° e Terni al 27° perdono posizioni rispetto allo scorso anno.


Ecosistema Urbano: Perugia al 25° e Terni al 27° perdono posizioni rispetto allo scorso anno.

Sostanzialmente vengono confermati i nodi critici : qualità dell’aria, produzione di rifiuti e raccolta differenziata e veicoli circolanti rimangono i nodi critici
Tutti i dati di Perugia e Terni della XVII edizione di Ecosistema Urbano, il Rapporto annuale di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia. I commenti dell’associazione ambientalista

 

Non tira aria nuova per la sostenibilità ambientale dei due capoluogi umbri, confermando sostanzialmente i dati dello scorso anno, Perugia e Terni perdono posizioni rispetto all’edizione dello scorso anno e si attestano rispettivamente al 25° e al 27° posto di Ecosistema Urbano 2010, il Rapporto annuale di Legambiente, Sole 24 Ore e Ambiente Italia.

Terni continua a mantenersi al 1° posto della classifica per quanto riguarda le politiche energetiche per l’introduzione di incentivi economici e disposizioni per il risparmio energetico e per i ridotti consumi pro capite di energia elettrica (9° posto con 987 Kwh/ab rispetto alla media nazionale di 1200 KWh/ab). In testa alla classifica (3° posto) anche per l’estensione procapite della superficie stradale pedonalizzata con 1,66 mq/ab.

Perugia ottiene eccellenti risultati per la qualità del trasporto pubblico con 147 viaggi/ab/anno (5° posto) e 43 km/ab/anno (5° posto) e per il verde fruibile in area urbana con 24,39 mq/ab (14° posto).

Terni (21° posto) più vistuosa di Perugia (45° posto) per politiche innovative di mobilità sostenibile con piani di spostamento casa-lavoro, presenza di autobus a chiamata, parcheggi con interscambio bici e bike sharing.

Per i consumi energetici domestici anche in questo caso Terni (al 9° posto con 987 kWh/ab) più virtuosa di Perugia (al 56° posto con 1163 kWh/ab).

Risultati soddisfacenti che però stridono con quelli che continuano ad essere i nodi critici che le due città umbre non riescono ancora a risolvere: produzione di rifiuti e la raccolta differenziata, numero di auto circolanti, qualità dell'aria, perdite idriche.

Tra i dati negativi quello sulla gestione dei rifiuti che vede Perugiab con 718,7 kg/ab/anno di rifiuti solidi urbani (92° posto) e una raccolta differenziata al 33% (57° posto) – va considerato che i dati sono riferiti a prima che iniziasse il porta a porta nel centro storico della città - Terni con579,1 kg/ab/anno di rifiuti solidi urbani (57° posto) e con31% (61° posto) eben lontane dalla testa della classifica delle più virtuose per la raccolta differenziata come Pordenone, Novara e Verbania che superano il 70%, ma anche Avellino e Salerno che superano il 60%.

E se l’avvio di questi mesi del porta a porta partito nel centro storico di Perugia fa ben sperare nel raggiungimento di percentuali più alte di quelle registrate nei primi mesi del 2010, la raccolta differenziata del Comune di Terni rimane al palo dal momento che il progetto di porta a porta che doveva partire subito dopo l’approvazione del Piano regionale dei rifiuti è rimasto nel cassetto.

Maglia nera anche per il numero di autovetture circolanti: 69 auto/100 abitanti per Perugia (89° posto) e 65 auto/100 abitanti per Terni (70° posto) sono indicative di come la densità automobilistica costituisce un elemento di criticità per le nostre città. Al numero di auto sono infatti strettamente collegate anche la qualità dell’aria, i consumi di idrocarburi, la vivibilità delle città.

Merita attenzione anchela qualità dell’aria delle due città umbre che richiederebbe un maggiore controllo e un monitoraggio più puntuale, ma anche interventi risolutivi.  Infatti se i dati del PM10 (27,5 μg/mc – 25° posizione) e dell’ozono (15,3 μg/mc – 22° posto) di Perugia sono tutto sommato confortanti, lo stesso non si può dire per il valore del biossido di azoto che con la media annuale giornaliera di 48,30 μg/mc fa scivolare la città alla 77° posizione. Il biossido di azoto è uno degli inquinanti atmosferici maggiormente pericolosi e dato significativo in quanto è apportato dalla combustione degli idrocarburi, quindi direttamente collegato alle emissioni di industrie, riscaldamento e autoveicoli.

Anche a Terni non si può proprio dire che soffi aria pulita, infatti le emissioni di biossido di azoto si attestano sulla media annuale di 31,7 μg/mc (27° posto), la media del numero di giorni di superamento dei limiti dell’ozono è di 22 μg/mc (45° posto) e il PM10 è a 29,8 μg/mc (39° posto).

Altro dato negativo è la disperzione della rete idrica al 31% per Perugia (53° posto) e addirittura 51% (92°posto) per Terni.

Questi in sintesi i risultati della XVI edizione di Ecosistema Urbano di Legambiente, rapporto annuale realizzato con la collaborazione scientifica di Ambiente Italia e il contributo editoriale de Il Sole 24 ore per i due capoluoghi umbri.

“In rapporto a molti altri capoluoghi di provincia italiani la posizione delle due maggiori città umbre è oggettivamente buona, ma i nodi critici rimangono sostanzialmente gli stessi  – è il commento di Alessandra Paciotto, presidente di Legambiente Umbria – anzi, sono diventati ormai le malattie croniche di queste due città a dimostrazione che a differenza di altre città che hanno scalato la classifica come Pordenone che dal 37° posto dello scorso anno sale addirittura al 8° posto o Ferrara che dal 36° dello scorso anno balza al 14°, Perugia e Terni sono rimaste negli anni pressochè immobili non essendo intervenute con coraggio e modernità per individuare possibili soluzioni”.

“Migliorare l’ecosistema urbano vuol dire offrire un ambiente migliore agli abitanti e, nello stesso tempo, contribuire alla riduzione dei gas climalteranti che stanno facendo salire la temperatura del pianeta – continua la Paciotto – e se è vero che lo Stato investe pochissimo nelle infrastrutture per il trasporto pubblico urbano, questo non può diventare l’alibi per l’immobilismo delle città che oggi invece potrebbero rappresentare il fulcro del cambiamento, approntando da subito interventi sostanziosi quasi a costo zero. Dobbiamo guardare all’Europa. Il road pricing a Londra per esempio, con il pedaggio per le automobili in una vasta area del centro, ha ridotto il traffico del 21%, fatto salire del 6% il numero di passeggeri del trasporto pubblico e portato nelle casse comunali un introito di oltre 150 milioni di euro l’anno da reinvestire nella mobilità sostenibile. Barcellona ha puntato sulla rete su ferro e Parigi ha alleggerito il traffico puntando sul bike sharing, con decine di migliaia di biciclette a disposizione di cittadini e turisti in tutta la città”.

Pubblicato il18 ottobre 2010