La Grande Opera...


di Simone Cumbo, presidente Circolo Legambiente Alta Valle del Tevere, pubblicato su L'Altrapagina di aprile 2014

Assistere e seguire un Consiglio Comunale, è impresa ardua e difficile per chi vorrebbe documentarsi ed ascoltare quali proposte e/o soluzioni le amministrazioni locali attuano rispetto a problemi specifici.

La realtà è che, sulla trasformazione della E45 in autostrada ed in generale su tutte le Opere strategiche di rilevanza nazionale, le Amministrazioni Comunali, non hanno alcun potere decisionale! E questo grazie ad una sciagurata Legge sui Sindaci che ha snaturato il ruolo dei Consigli Comunali derubricandoli a meri organi “informativi”...

Ma forse è necessario fare un po' di storia su come nascono le Grandi Opere in particolare sul progetto di trasformazione della E45 in autostrada...

Il progetto autostradale della Orte-Mestre è in essere da oltre 13 anni. La proposta del “project financing” fu avanzata nel giugno 2003 da Vito Bonsignore, attuale eurodeputato FI, già UDC, ed ex socio di Beniamino Gavio.

Nel 2001 viene adottata dal Governo Berlusconi, la Legge Obiettivo, che ha istituito “corsie preferenziali” per le grandi opere pubbliche definite di interesse strategico. I vari governi succedutesi, con i vari Ministri Lunardi, Di Pietro, Matteoli e Passera hanno aggiornato, nel corso degli anni, le opere che sono passate da 196 a 348, di cui 189 sono infrastrutture logistiche.

Tra queste, figura la Orte-Mestre, ovvero la E45-E55, detta Nuova Romea Commerciale.

396 chilometri di asfalto che uniranno Orte, nel Lazio, a Mestre, in Veneto. Attraverserà 5 regioni (Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto), 11 province, 48 comuni. 140 km di ponti e viadotti, 64 km di gallerie, 250 tra cavalcavia e sottovie, 83 nuovi svincoli, con un consumo di suolo stimato tra i 600 e i 700 ettari al 90% agricoli.

Passerà nel Parco del Delta del Po, nella Laguna Sud di Venezia, nelle valli del Mezzano, Riviera del Brenta e nel Parco delle Foreste Casentinesi, attraversando gli Appennini Centrali…insomma un opera molto invasiva che devasterà il paesaggio, per certi versi ancora integro, dell'Italia Centrale...

Oltre a ciò è revisto un notevole aumento del traffico, e dell'inquinamento, che porterà ad oggettivi problemi in piccole realtà comunali, oltre al costo del Pedaggio, anche questo un “effetto collaterale” dell'Opera...

La genesi della Orte-Mestre va raccontata per come sia sintomo di un intreccio di interessi fra soggetti politici, apparentemente diversi, ma che in realtà, in maniera trasversale, lavorano dietro le quinte per dare gambe a vite a questi Grandi Progetti...

Nel 2002 viene creata l’Associazione Nuova Romea, i cui soci fondatori sono tutti parlamentari dell’Ulivo, tra i quali spicca l'ex Segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Nello statuto dell'asssociazione si legge: ”si propone di favorire una collaborazione interregionale di area vasta, tra istituzioni, imprese e cittadini: per la realizzazione della nuova infrastruttura stradale E55-Nuova Romea e del Corridoio Adriatico”.

Nel 2003, nasce il primo progetto della nuova cordata di imprese “Newco – Nuova Romea SpA” (al cui interno troviamo società autostradali, imprese di costruzione e banche di prima grandezza, tra cui Autostrade SpA del Gruppo Benetton, Autostrada Brescia–Padova, Unicredit, Antonveneta, Gruppo IMI San Paolo, Impregilo, le “coop rosse” CCC e CMC, Mantovani SpA e Adria Infrastrutture), che propone la relaizzazione del solo tratto da Cesena a Mestre. In seguito si preferisce affidare l'intero progetto, da Orte a Mestre, alla Gefip Holding SA (il gruppo di famiglia dell’eurodeputato Vito Bonsignore, in cordata con MEC SpA, Banca Carige, Efibanca di Lodi, ILI SpA, Egis Projects SA e altre).

Ne esce un contenzioso tra i due gruppi che il Consiglio di Stato risolve con l’acquisizione della Newco da parte di Bonsignore per 4,5 milioni di euro e l’impegno di affidare a CMC le opere previste in territorio romagnolo.

Da notare, come ci ricorda un articolo del Mattino di Padova del 31 gennaio 2012 che “l'ex amministratore delegato dell'Autostrada Venezia-Padova, Lino Brentan, ed ex vicepresidente della Newco Lino Brentan, è stato arrestato stamani dalla Guardia di Finanza lagunare nell'ambito di un'inchiesta su tangenti. Secondo quanto si è appreso, l'amministratore è accusato di corruzione. Brentan sarebbe accusato di aver assegnato lavori a trattativa diretta, saltando cioè la normale procedura di appalto. I finanzieri gli hanno anche sequestrato 170 mila euro nei suoi conti correnti bancari.”

Sempre il Mattino di Padova ci informa che “ Il 20 febbraio scorso è finito nel carcere di Belluno Piergiorgio Baita, amministratore delegato della Mantovani SpA. A permettere di contestare l’associazione a delinquere finalizzata alla frode a danni dell’Erario, hanno concorso una verifica fiscale puntuale e soprattutto numerose intercettazioni, dalle quali è venuta alla luce anche l’esistenza di un apparato - messo in piedi grazie a milioni di euro sborsati da Baita - costituito per allontanare e, in caso, ostacolare le indagini della magistratura. Vi facevano parte anche servitori dello Stato prezzolati, era un apparato che lo stesso Baita, dopo aver deciso di collaborare, ha cominciato a temere, denunciando addirittura l’esistenza di un progetto per eliminarlo.

Dopo gli arresti, l’anello debole è stata Claudia Minutillo, ex segretaria del presidente della giunta regionale di allora Giancarlo Galan e amministratore delegato di Adria Infrastrutture: è lei che per prima ha deciso di collaborare, di raccontare al pubblico ministero quello che aveva visto e che sapeva. Solo di fronte alle confessioni della donna, Baita ha ceduto e non ha potuto che confermare: a differenza della Minutillo, semplice testimone del passaggio di denaro e degli artifizi per coprirne la provenienza, l’ingegnere era stato il protagonista, una delle parti in causa e proprio per questo la sua parola ha contato di più.”

Un intreccio perverso fra affari e tangenti con personaggi che troviamo in prima fila prima nell'aver sponsorizzato la Orte-Mestre, poi nell'essersi aggiudicati gli appalti per la realizzazione della stessa.

Intanto l’iter procede...

Nel 2009 il consiglio di amministrazione di ANAS dà il via libera al progetto preliminare presentato da Gefip, ottenendo il parere favorevole della commissione VIA nazionale.

Nel 2012, il governo Monti, conferma l'Opera come intervento prioritario e, da luglio, con il duo ministeriale Passera-Ciaccia annuncia l' imminente sblocco dell'Opera. Rimane il problema della copertura dei costi ancora oggi non risolta...

Si parla di “project bond” a misure di de-tassazione per le infrastrutture di importo superiore ai 500 milioni – introdotte dal Decreto Sviluppo Bis e rese operative dal CIPE a marzo di quest’anno, ma ad oggi e con l'avvento del Governo Renzi, freddo verso le Grandi Opere ed in quotidiana ricerca di fondi da destinare alle sue “slide pubblicitarie”, è facile prevedere uno stop dovuto a mancanza di fondi...

Come si vede il problema è bel oltre le dinamiche consiliari di un consiglio comunale (uno dei 48 interessati all'opera!), ma interessa la perversa dicotomia cemento=sviluppo che tutto il centrosinistra (con le dovute eccezioni...) ha fatto suo. Insistere con il dogma delle grandi opere non è solo perseguire irresponsabilmente un modello sviluppista distruttivo – l’aumento del debito comporta l’inasprimento delle misure di austerità, dei tagli ai servizi pubblici e all’occupazione – ma è altresì sposare le logiche che vedono le infrastrutture come strumenti di “neo-colonialismo territoriale” e nuovi assetti su cui accentrare profitto speculativo da parte dei mercati finanziari, sempre più aggressivi nei confronti dei beni comuni e delle risorse naturali.

Parimenti, le posizioni politiche di tutte le Regioni interessate (compresa la Regione Umbria prima con la Lorenzetti e ora con la Marini, con le sole opposizioni di IDV e PRC) sono lontanissime dal riconsiderare, a dieci anni di distanza dalla Legge Obiettivo e nel pieno della crisi, la pianificazione territoriale, concedendo una moratoria sulle infrastrutture.

E' chiedere troppo ai parlamentari dei 5 stelle e di SEL, che finora hanno mostrato una scarsa considerazione per questa opera, di cominciare a dare battaglia dentro il Parlamento?

 

 

 

 

Pubblicato il06 aprile 2014