La valle umbra spolpata: l'Ippodromo di Poreta


“Nihil jucundius vidi valle mea spoletana” è la frase tradizionalmente attribuita a San Francesco che amò profondamente la bellezza dei monti, dei corsi d’acqua e delle antiche foreste che circondano la città di Spoleto e la valle umbra e che per Francesco erano una delle più gioiose rappresentazioni del creato.
Una Valle quella umbra e spoletana profondamente trasformata e letteralmente “spolpata” dalle politiche urbanistiche e di governo del territorio di amministrazioni interessate a puntare su progetti improbabili piuttosto che su norme a tutela della salvaguardia del paesaggio e del suolo.

L’ippodromo di Poreta a Spoleto. Siamo nel 2000, il Comune di Spoleto autorizza la realizzazione di un ippodromo nei pressi di Poreta, in un’area agricola di pregio di proprietà dell’Azienda di Promozione Turistica comprensoriale, per la quale era stato previsto un opportuna variante al PRG.  Un ippodromo di alto livello, che avrebbe attratto, secondo le previsioni del Comune e della Regione, pubblico e risorse. L’APT a seguito di asta pubblica concede alla Sogit, Società Generale di Ippoturistica il diritto di superficie per 15 anni comprendente l’escavazione e il livellamento della superficie per la realizzazione dell’impianto sportivo.

I lavori di escavazione vengono affidati alla ditta Asso di Giuseppe Mannaioli ed una convenzione vincola la ditta a vendere il materiale di scavo ad un  prezzo concordato (3000 lire a mc contro i 30.000 di mercato) esclusivamente per riambientare cave chiuse o per strade in costruzione in ambito regionale. Un business comunque molto interessante se si pensa all’enormità dello scavo, circa 30 ettari e fino a 25 metri di profondità. Ed infatti il progetto dell’ippodromo si  “trasforma” in un’immensa cava, attività molto più redditizia: si è parlato di 1 milione e 600mila metri cubi di breccia asportata venduta. 

I lavori proseguono e il Comune vigila affinché, nell’ambito del suo territorio, la convenzione venga rispettata. Terminano infine i lavori della superstrada, e lo scavo prosegue ancora. Il comune di Spoleto ora non è più in grado di controllare se la ghiaia viene utilizzata come previsto dalla convenzione, o se viene venduta diversamente. Gli altri proprietari di cave hanno difficoltà a vendere. Il Comune di Spoleto presenta un esposto alla Guardia di Finanza chiedendo di verificare la destinazione del materiale che porta nel 2003 all’Ipposcandalo con controlli di regolarità fiscale che portano ad una ipotesi di reato che spazia dal disastro ambientale alla truffa all’illecito arricchimento.

Nel 2007 l’intera giunta comunale allora in carica, viene rinviata a giudizio, insieme alla ditta Mannaioli, al progettista, ai responsabili dell’urbanistica del comune di Spoleto, ai tecnici della provincia, ben 18 persone. Secondo la procura si sarebbe venuto a creare un vero e proprio disastro ambientale su tutta la zona interessata dall’opera di escavazione con “serio pericolo per la stessa incolumità pubblica”. Ammonterebbe invece ad oltre 7 milioni di euro il danno procurato agli enti proprietari del terreno fra i quali la Curia, la Regione e lo stesso Comune. Per gli inquirenti alcuni degli indagati avrebbero procurato un vantaggio economico alle imprese interessate (circa 6 milioni di euro) compiendo più azioni illegittime fra cui quella di aver indotto in errore lo stesso Consiglio Comunale. Nel 2009 si conclude il processo con l’assoluzione degli imputati per avvenuta prescrizione dei reati.

A distanza di 16 anni la grande cava di 30 ettari è ancora li, una grande ferita nella Valle spoletina cantata da San Francesco. Oggi viene utilizzata da qualche associazione locale per gli allenamenti e le gare di motocross tanto da solleticare la fantasia della nuova amministrazione che ipotizza la realizzazione di una pista di cross.

Nessuno ha pensato, dopo questa vicenda, di lasciare quei 30 ettari di territorio liberi da colate di cemento avviando un intervento di restauro ambientale piantando magari un bosco, come monito ai cittadini e agli amministratori.

Pubblicato il22 aprile 2017