Legambiente su DDL ricostruzione


Le modifiche della Commissione Consiliare peggiorano il testo che domani mattina torna in Consiglio regionale per l’approvazione definitiva. Revoca delle previsioni dei piani regolatori generali e aumento del consumo di suolo. Cassati gli articoli per la salvaguardia del paesaggio. La ricostruzione di qualità non è una priorità.  

 

Il Ddl legge sulla ricostruzione approda in Consiglio regionale in vista della definitiva approvazione con un testo sicuramente peggiorativo rispetto alla versione iniziale proposta dalla Giunta – a sostenerlo Gianni di Mattia responsabile territorio e membro della segreteria di Legambiente Umbria.

Se da una parte tiriamo un sospiro di sollievo per la definitiva cancellazione dell’articolo 16 che prevedeva di fatto la sospensione del preadottato Piano del Parco in palese violazione della Legge Quadro nazionale sulle Aree Protette – continua Gianni di Mattia – dall’altra siamo allarmati per le deroghe ai piani regolatori vigenti previsti dal DDL che aprono la strada ad un preoccupante consumo di suolo, mettendo così a rischio anche l’integrità e la qualità dello straordinario paesaggio di un territorio già gravemente colpito dal sisma”.

Il testo approvato dalla II Commissione Consiliare che ora torna in Consiglio regionale per la definitiva approvazione concede infatti ai Comuni colpiti dal sisma la possibilità di adottare importanti deroghe urbanistiche ed edilizie negli interventi di ricostruzione, prevedendo la possibilità di aumentare il consumo di suolo oltre il 10%.

Cassato completamente tutto il Titolo VI, che definiva i criteri, le modalità di intervento per il corretto inserimento paesaggistico, le misure di mitigazione e di compensazione. Si confermano così le preoccupazioni degli ambientalisti: gli squarci inferti con gli sbancamenti del territorio e l’inserimento di strutture provvisorie saranno parte del futuro paesaggio dell'appenino umbro colpito dagli eventi sismici del 2016 e 2017 e dai successivi interventi di “emergenza” in barba alle dichiarazioni di principio che raccontavano un’emergenza gestita anche con la tutela del paesaggio e la programmazione regionale.

Il DDL è carente anche negli aspetti innovativi legati all’economia circolare: non è previsto l’utilizzo degli aggregati riciclati nella ricostruzione; non sono definite le forme di riutilizzo, reimpiego e recupero a cui destinare i materiali inerti derivanti da attività di demolizione e costruzione; nessuna indicazione circa l'impiego di materiali inerti provenienti dagli impianti di recupero in alternativa a materiali derivanti dallo sfruttamento di risorse non rinnovabili.

La ricostruzione può essere un’occasione per un nuovo sviluppo dell’Appennino umbro e dei Comuni colpiti dal sisma solo se si tiene insieme qualità, cultura, tradizioni, innovazione, paesaggio e ambiente con le trasformazioni avvenute (ambientali, demografiche, tecnologiche, di bisogni) – Conclude Gianni di Mattia - La ricostruzione dovrebbe essere l’occasione per non ripetere gli errori del passato e per fare delle aree del cratere un esempio virtuoso di riprogettazione degli spazi, del rapporto tra costruito e ambiente, di sostenibilità ed innovazione avendo una visione unitaria e lungimirante per il futuro dell’area appenninica. Quello che purtroppo non riusciamo a leggere tra le righe di questo DDL” .

 

Pubblicato il15 ottobre 2018