No al carbone. No alla centrale a carbone di Gualdo Cattaneo


Anche l'Umbria ha la sua centrale a carbone, a Gualdo Cattaneo, in una delle zone di maggior pregio regionale per la produzione del vino e dell'olio di eccellenza. Nasce intorno agli anni ‘60 e fino al 1998 ha funzionato ad olio combustibile, per poi essere convertita a carbone.

Nel panorama italiano la centrale di Bastardo rispetto alle altre centrali a carbone, in genere vicine al mare, rappresenta un’anomalia: infatti per essere approvvigionata della materia prima affronta elevati costi di trasporto (il carbone arriva al porto di Ancona e trasportato a Foligno su rotaia, da Foligno viene trasportato a Bastardo su gomma) e di raffreddamento, che avviene, non potendo utilizzare l’acqua del mare, attraverso due torri a ventilazione forzata. Attualmente la potenza della centrale è di 150 MW e impiega un centinaio di lavoratori. Negli anni ’90 nella centrale detta Enel “Pietro Vannucci” sono state smaltite, con procedura semplificata, ceneri inesauste da OCD (olio combustibile denso) provenienti dalla centrale termoelettrica di Montalto di Castro e da altri impianti, classificabili come «rifiuti speciali» con un alto grado di tossicità.

Negli anni si sono costituiti diversi comitati locali in opposizione alla centrale e a tutela della salute dei cittadini. Grazie a loro è attiva una una rete di monitoraggio permanente a livello delle ciminiere che trasmette i dati dei rilevamenti direttamente al comune di Gualdo Cattaneo. La forza di quei cittadini però non è mai stata sufficiente per contrastare la forza di chi, come i comuni interessati e i lavoratori anche dell’indotto, vedono in essa una garanzia di occupazione ed un presidio per l’emancipazione economica dell’area.

Nonostante i preoccupanti dati epidemiologici sulla popolazione e che i dati dei biomonitoraggi ambientali abbiano evidenziato gravi concentrazioni di inquinanti, non è mai stato avviato un serio percorso che coinvolga tutti gli attori in campo per la sua riconversione o dismissione. Fino a qualche tempo fa si parlava di una sua riconversione a metano, oggi sembra un’ipotesi completamente sfumata. Recentemente si ventilava l'ipotesi di una sostituzione parziale del carbone con lignina e a questo proposito la Regione ha sottoscritto con il Centro Universitario di Studi sulle biomasse ed Enel s.p.a. un Protocollo d’Intesa per finanziare uno studio volto a chiarire questa possibilità.

Lo scorso maggio la centrale ha ottenuto l'Autorizzazione Integrata Ambientale con la prescrizione che entro cinque anni dovrà essere presentato un adeguamento alle migliori tecniche disponibili per quanto riguarda le emissioni in aria ed entro un anno dovrà presentare uno studio di fattibilità per l'utilizzo o il recupero dell'energia termica delle acque di raffreddamento.

Siamo convinti che nella ridefinizione del Piano Energetico regionale e nella strategia energetica regionale debba essere ripensato anche il ruolo della centrale a carbone di Gualdo Cattaneo. Occorre quanto prima avviare un tavolo di confronto che veda protagonisti non solo l'Enel e la Regione, ma anche tutti i comuni coinvolti, i lavoratori, i cittadini, il sindacato, le associazioni ambientaliste e di categoria, per discutere il futuro di quel territorio e avviare un progetto di riconversione sostenibile.

Pubblicato il17 febbraio 2012