Patto per il Tevere tra Legambiente e Anci


Frane e alluvioni stanno colpendo sempre più frequentemente l'Italia, causando ingenti danni alle attività economiche delle zone e gravissimi disagi per le popolazioni colpite. Il resoconto degli eventi più recenti non lascia tuttavia più spazio ai dubbi sull'urgenza di interventi seri e concreti per la mitigazione del rischio idrogeologico che in Italia coinvolge il 70% dei Comuni, come confermano i dati del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; ben 5.581 comuni considerati a potenziale rischio idrogeologico elevato.

Nonostante questi numeri parlino chiaro, ancora oggi l'urbanizzazione nelle zone a rischio idrogeologico è molto elevata. Secondo il dossier di Legambiente "Ecosistema rischio 2009" infatti nel 79% dei comuni monitorati sono presenti abitazioni esposte a pericolo frane e alluvioni. Inoltre ancora oggi non tutti i piani urbanistici prevedono vincoli all'edificazione delle aree a rischio idrogeologico.

È per questo che Legambiente e Anci hanno sottoscritto oggi un "Patto per il territorio" per promuovere una nuova cultura del territorio e dei fiumi con l'applicazione di una seria politica di prevenzione. Alla base dell'alleanza impegni reciproci concreti e proposte d'intervento per la mitigazione territoriale del rischio idrogeologico, ma anche l'obiettivo di ottenere risorse economiche necessarie e capillari per la prevenzione.
Difendere il territorio dalle frane e dalle esondazioni è infatti il fine del Patto tra Legambiente e Anci che intende promuovere l'importanza di investire risorse economiche per la riduzione del rischio idrogeologico anche presso il Governo nazionale e le altre Istituzioni competenti.

Il Patto per il Territorio siglato oggi avrà la sua prima applicazione nel bacino idrografico del Tevere, un territorio compreso in gran parte tra Umbria e Lazio dichiarato "critico" dal Piano di Assetto Idrogeologico. Qui, infatti, sono presenti 328 aree classificate ad alto rischio frana, dislocate in 142 comuni e le aree classificate a rischio idraulico sono oltre 330 ricadenti in 154 comuni (46% del totale) localizzate sia lungo il reticolo principale, che in quello secondario e minore.
In particolare le superfici a rischio esondazione dislocate lungo le aste fluviali principali del bacino coprono una superficie di 6867 ettari di cui il 73% è classificata a rischio più elevato. Un'estensione, quella delle aree a rischio, in aumento come confermano i nuovi studi dell'Autorità di bacino in discussione in questi mesi.

L'impegno "Patto per il territorio" di Legambiente e Anci si basa sui seguenti punti ritenuti prioritari per una concreta azione di mitigazione del rischio:

- Adeguare lo sviluppo territoriale alle mappe del rischio. Intervento necessario per evitare la costruzione nelle aree a rischio di strutture residenziali o produttive e per garantire che le modalità di costruzione degli edifici tengano conto del livello e della tipologia di rischio presente sul territorio.

- Ridare spazio alla natura. Restituire al territorio lo spazio necessario per i corsi d'acqua, le aree per permettere una esondazione diffusa ma controllata, creare e rispettare le "fasce di pertinenza fluviale", adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo.

- Torrenti e fiumare, sorvegliati speciali. Sollecitare i diversi livelli istituzionali di governo affinchè sia dedicatauna particolare attenzione all'immenso reticolo di corsi d'acqua minori, visti gli ultimi avvenimenti in cui proprio in prossimità di fiumare e torrenti si sono verificati gli eventi peggiori e sono stati compiuti gli scempi più gravi.

- Favorire la diffusione di corrette pratiche di manutenzione ordinaria del territorio mediante interventi mirati e localizzati, rispettosi degli aspetti ambientali.

- Convivere con il rischio. Applicare una politica attiva, integrata tra i diversi livelli istituzionali competenti, per la "convivenza con il rischio" con sistemi di allerta, previsione delle piene e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione.

- Lotta integrata agli incendi. In molti casi il disboscamento dei versanti causato dagli incendi può aggravare maggiormente il rischio di frana di un versante, oltre che avere un notevole impatto ambientale. Per questo è urgente attuare una serie d'interventi insieme a gli altri soggetti preposti per ridurre il fenomeno.

- Gestire le piogge in città. Bastano oggi eventi piovosi non straordinari per causare allagamenti e provocare danni rilevanti. Allagamenti che purtroppo causano a volte anche delle vittime. Per questo la gestione delle acque di pioggia è uno dei grandi problemi ambientali anche in città da risolvere attraverso un adeguamento delle reti di raccolta coniugando sicurezza e recupero della risorsa idrica.

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Pubblicato il16 marzo 2010