Pendolari vessati e umbri penalizzati.


Al via la campagna Pendolaria 2015 di Legambiente con l'analisi delle 10 peggiori linee ferroviarie del Paese. Tra le peggiori anche la Orte-Foligno-Fabriano.
Proprio nei giorni seguenti all’accordo stipulato a Parigi che ci indica l’obiettivo e il percorso ambizioso e difficile da intraprendere per cercare di scampare e di ridurre la catastrofe dei cambiamenti climatici, appare chiaro come le azioni da fare siano l’abbandono repentino dell’uso delle fonti fossili e della ricerca di sistemi sostenibili ed efficienti per le nostre città e territori, per il Mondo intero. Tra i vari ambiti, indubbiamente, uno degli sforzi maggiori e più complessi sarà quello che riguarda la mobilità, specie in Paesi come il nostro che per anni hanno perseguito un modello opposto a quello auspicato dai documenti di Parigi, fatto di strade, autostrade, parcheggi e dispersione urbana a scapito di mezzi pubblici e mobilità alternativa.
 
Partiamo dai dati che l’Istat ci racconta ogni anno con il rapporto Noi-Italia: se guardiamo alla percentuale di bambini e studenti che vanno a scuola o all’università a piedi, l’Umbria è al terzultimo posto tra le regioni della certamente non virtuosa Italia. Oltre l’80% degli occupati umbri va al lavoro in auto come conducente, siamo al primo posto tra le regioni italiane. Quasi la metà, ovvero il 47,7% dei bambini e studenti che vanno a scuola lo fanno portati da un’auto, e se patentati gli studenti umbri lo fanno in auto, un ulteriore 8%.
 
"Da questi dati emerge facilmente la lettura che ci descrive come una delle peggiori regioni - commenta Maurizio Zara, vicepresidente di Legambiente Umbria e membro dell'Ufficio di presidenza del Comitato scientifico nazionale di Legambiente - in molti parametri la peggiore in Italia, e questo primato ce lo siamo guadagnati soprattutto negli ultimi dieci anni".
 
Ora in tale disastro, come stanno messi quei poveri lavoratori e studenti che talvolta loro malgrado si trovano a dover e teoricamente a poter utilizzare i mezzi pubblici e in particolare i treni? A questa domanda risponde l’annuale rapporto di Legambiente Pendolaria e che ci racconta come nel nostro Paese ci sono dei pendolari più sfortunati di altri. Tra quelle linee che il rapporto definisce le dieci linee peggiori per i pendolari in Italia nel 2015 figura con demerito anche la nostra Orte-Foligno-Fabriano.
Dall'analisi delle peggiori linee ferroviarie pubblicata oggi da Legambiente per l'avvio della campagna Pendolaria 2015 infatti emerge come sulla Orte-Foligno-Fabriano i pendolari lamentano da anni i continui disagi a causa di guasti dei treni, quelli agli scambi prima della stazione di Orte e poi di Terni ed i ritardi accumulati spesso per i problemi alla linea direttissima Firenze-Roma che si ripercuoto in Umbria. La linea di 140 km mostra le maggiori criticità durante l’inverno, e tutto questo scatena una serie di ritardi in particolare sui treni diretti verso Roma durante la mattina e di conseguenza pieni di pendolari, con i gravissimi disagi che si possono immaginare per migliaia di persone.
 
Ad esempio il RV 2477, primo treno verso la Capitale, vede la massiccia presenza di pendolari tra Terni e Narni, ma quando il transito avviene in ritardo, i viaggiatori si trovano con il convoglio affollato ed in condizioni di viaggio critiche. Notevoli problemi sono creati dall’inadeguatezza della infrastruttura ferroviaria in Umbria ed in particolare di questa linea che in alcuni tratti è a binario unico. I lavori di raddoppio sono in ritardo cronico, ormai da anni, specialmente nel tratto Spoleto/Campello del Clitunno, mentre dal punto di vista del materiale rotabile i vagoni risultano obsoleti, creando ritardi assurdi e tempi di percorrenza lunghissimi.
 
Insomma poveri pendolari umbri… ma i disagi non mancano anche sulle altre linee umbre dovuti all’interruzione su alcune tratte del servizio di treni regionali di UmbriaMobilità e gli infiniti cronici ritardi nell’organizzare un servizio di mobilità pubblica integrato e rispondente alle esigenze dei cittadini.
 
"La flebile speranza di Legambiente Umbria - conclude Maurizio Zara - è che almeno il tanto atteso Piano regionale dei Trasporti sia per una volta occasione per parlare di mobilità e in particolare di mobilità sostenibile, e non solo, come fatto purtroppo finora, di infrastrutture stradali".

 

Files

Pubblicato il16 dicembre 2015