Pendolaria 2016: i dati dell'Umbria


Quasi 30mila persone su bus e treni in Umbria ogni giorno. Ma i servizi sono ancora scadenti, obsoleti i treni e le infrastrutture. Legambiente Umbria: “Serve una svolta, mancano progetti e risorse”

Ogni giorno in Umbria 28.989 persone prendono il treno per spostarsi per ragioni di lavoro o di studio, un numero solo leggermente superiore al 2015, quando i pendolari erano poche centinaia di meno.

A crescere in maniera evidente sono, invece le diseguaglianze tra l’Umbria e altre Regioni italiane rispetto al numero di viaggiatori e alle condizioni del servizio offerto, così da avvicinarla alle inefficienze dell regioni del sud piuttosto che agli standard del centro nord. E’ questo il dato principale del rapporto Pendolaria 2016 di Legambiente, la storica campagna di denuncia dedicata ai treni regionali e locali, al pendolarismo ed alla mobilità urbana, nata per contribuire a creare un trasporto moderno, per città meno inquinate e più vivibili.

I numeri umbri de trasporto ferroviario

La spesa in Umbria per il servizio ferroviario pendolare nel 2015 ammonta a 1,5 milioni di euro in stanziamenti per il servizio e 490 mila euro per il materiale rotabile, cifre che corrispondono allo 0,06% di stanziamenti sul bilancio regionale. In proporzione al numero di abitanti delle singole Regioni possiamo valutare ancora più nel dettaglio quanto è stata poco virtuosa la nostra, considerando che ha investito 3,95 euro per abitante all’anno, la Toscana ne ha spesi 11,7, l’Emilia Romagna 9,78, la Campania 6,74 per citarne solo alcune).

In Umbria abbiamo 71 treni di cui 26 elettrici e 45 diesel. L’età media di questi è di 18,2 anni, il 78,8% dei treni ha più di 15 anni. Questo riguarda sia i convogli di Trenitalia sia quelli gestiti dal nuovo gruppo Busitalia Sita Nord (ex Umbria Mobilità).
Renato Mazzoncini, AD di Busitalia, nell’aprile del 2015 annunciava 184 nuovi mezzi entro il 2018 per oltre 54 mln di investimenti: una media di 46 nuovi mezzi all’anno inserendo anche treni, ferrovie e miglioramenti tecnologici. Onestamente, a giudicare dalle segnalazioni dei Comitati Pendolari, qualcosa deve essere andato storto.

Le tratte critiche

La linea che parte da Roma per giungere ad Ancona e che attraversa tutta la regione presenta ad esempio treni di vecchio tipo che creano condizioni mortificanti per i viaggiatori. I sedili sono ancora spesso obsoleti, mentre i guasti che si verificano sempre più frequentemente provocano ritardi e cancellazioni. Altra tratta critica è la Perugia Sant’Anna - Città di Castello, con treni diesel vecchi ed in condizioni pessime. In più il servizio risulta da più di un anno interrotto per la necessità di effettuare interventi di manutenzione nel tratto tra Umbertide e Città di Castello. Il servizio è stato sostituito con autobus che ovviamente allungano e complicano enormemente il viaggio dei pendolari. Ad allarmare è poi la mancanza di informazioni e di tempi certi sulla sua riattivazione. Questa linea, che teoricamente vede un bacino d’utenza ampio e variegato, tra pendolari e turisti, rappresenta un asse strategico della regione. I lavori, dal costo complessivo di 6 milioni di euro, hanno ovviamente costretto all’utilizzo di bus sostitutivi, provocando non pochi disagi alle utenze, visto il taglio drastico delle corse. Gli utenti della ferrovia, che già hanno dovuto sopportare anni di disservizio (treni sporchi e vecchi di 30 anni, scarsa sicurezza all’interno dei convogli, tariffe aumentate in maniera astronomica nel giro di pochissimo tempo) sono quindi costretti a numerosi cambi durante una tipica giornata lavorativa. Stessa cosa era successa più a sud, sulla linea Massa Martana - San Gemini - Terni che per un paio d’anni era stata interrotta e percorsa da autobus sostitutivi, ma da qualche tempo il servizio è stato nuovamente ripristinato.

Le infrastrutture

In Umbria, ma anche nelle Marche, permangono problemi infrastrutturali come il mancato collegamento ferroviario Orte-Falconara con la linea Adriatica. L'intervento è stato finanziato con 210 milioni di euro e la conclusione dei lavori è prevista solo per il 2017. Questa deve essere considerata un’opera strategica non solo per Marche ed Umbria ma per tutto il traffico merci e passeggeri del centro Italia e del Nord-Est, una vera e propria alternativa alla dorsale Roma-Milano. Inoltre sarebbe di fondamentale importanza anche per tutti quei pendolari che effettuano quotidianamente un tragitto interregionale, come sulla tratta Fossato di Vico-Orte dove sono stimati circa 2,1 milioni di passeggeri annui. Su questa linea i pendolari lamentano da anni i continui disagi a causa di guasti dei treni, quelli agli scambi prima della stazione di Orte e poi di Terni ed i ritardi accumulati spesso per i problemi alla linea direttissima Firenze-Roma che si ripercuoto in Umbria. La linea, che da Orte a Fabriano è lunga 140 km, mostra le maggiori criticità durante l’inverno, per la pioggia, il gelo. Tutto questo scatena una serie di ritardi in particolare sui treni diretti verso Roma durante la mattina e di conseguenza pieni di pendolari, con i gravissimi disagi che si possono immaginare per migliaia di persone. Notevoli problemi sono creati dall’inadeguatezza della infrastruttura ferroviaria in Umbria ed in particolare di questa linea che in alcuni tratti è a binario unico. I lavori di raddoppio sono in ritardo cronico, specialmente nel tratto Spoleto/Campello del Clitunno con un cantiere bloccato da 15 anni. Bisognerebbe poi procedere col raddoppio della tratta Terni- Spoleto e Foligno-Terontola e velocizzare così gli attuali treni regionali.

Stazioni nel vuoto

Sono critiche anche le condizioni di molte stazioni sulla rete ex Ferrovia Centrale Umbra. A Città di Castello si è arrivati alla chiusura definitiva dei bagni pubblici, più volte oggetto di atti di vandalismo. Città turistiche e molto frequentate come Todi, ad esempio, non hanno più il servizio di biglietteria e in assenza di un presidio sono inevitabilmente destinate al degrado e all’abbandono: altro aspetto che contribuisce a disincentivare l’uso del treno da parte di molte persone. Sarebbe impossibile elencare tutte le situazioni segnalate dai pendolari, ma è evidente che a questa situazione che crea disagio e paura alle persone è precisa responsabilità di Regioni e Comuni trovare risposta insieme a RFI. Facendo come nel resto d’Europa dove lo spazio urbano delle stazioni è valorizzato attraverso precise politiche urbanistiche, che permettono condizioni di sicurezza per i cittadini fino a tarda sera grazie alla presenza di servizi.

Servizio a lunga percorrenza

Purtroppo bisogna riportare anche un esempio significativo di come sia peggiorato il servizio a lunga percorrenza: la tratta Perugia-Milano mostra un innalzamento dei tempi di percorrenza che arrivano ad essere di almeno 5 ore e 40 minuti, mentre soli 7 anni fa si impiegavano ben 2 ore in meno. Tra l’altro l’unico treno diretto tra queste due città rimasto in funzione al momento è quello in partenza alle 6:35 da Perugia ed alle 17.40 da Milano.

Le politiche per il trasporto ferroviario

E’ dal 2000 che le Regioni hanno la piena responsabilità per quanto riguarda le politiche in materia di servizio ferroviario locale. Alle Regioni spetta definire con i gestori, operanti in concessione sul proprio territorio, la quantità, i costi e gli standard di qualità dei servizi ferroviari erogati. Le “prestazioni” sono stabilite nei cosiddetti Contratti di Servizio (CdS), con il quale da un lato l’impresa ferroviaria s’impegna all’erogazione di un quantitativo di treni*km ed al rispetto di determinati indici di qualità (relativi a pulizia, comfort, informazione e puntualità delle corse), dall’altro l’amministrazione regionale stabilisce un corrispettivo economico per l’erogazione di tali servizi. In ultimo, il Contratto di Servizio stabilisce le penali da applicare al gestore dei servizi in caso di mancato rispetto degli indici di qualità definiti dallo stesso Contratto.

Il problema è che il trasferimento dei poteri sul servizio ferroviario locale alle Regioni è stato effettuato senza indirizzi e controlli, causando anche grosse differenza tra una regione e l’altra, inoltre le risorse da parte dello Stato per far circolare i treni regionali sono state ridotte tra il 2009 e il 2016 del 19,1%, e solo poche Regioni hanno investito per garantire il servizio, in tutte le altre sono avvenuti tagli e aumenti dei biglietti. E’ da sottolineare poi che le Regioni hanno investito pochissimo per potenziare il servizio e comprare treni, in Umbria si arriva soltanto allo 0,06% di stanziamenti sul bilancio regionale, contro risorse molto più impegnative per il finanziamento di strade.

I numeri dimostrano che La Regione Umbria non considera il trasporto ferroviario una priorità non investe a sufficienza nel trasporto ferroviario. E' vero che la Regione ha destinato negli ultimi due anni risorse aggiuntive per i servizi ma evidentemente non sono sufficienti se continuiamo a registrare i medesimi disservizi, se vengono ridotti il numero dei treni e aumentano i disagi per i viaggiatori. 

SCARICA IL RAPPORTO PENDOLARIA 2016

Pubblicato il28 gennaio 2017