Perugia, alchimie di un piano regolatore


Il Nuovo PRG del Comune di Perugia, in vigore da un decennio, si prefigge di soddisfare la domanda abitativa ricalibrando quella del precedente Piano che era di poco più di 200.000 abitanti. Quantità teorizzata sulla base di un incremento previsto del 32% rispetto al dato anagrafico esistente al 1995 di 151.920 abitanti. Previsione evidentemente eccessiva se oggi contiamo circa 160.000 abitanti. Così dieci anni fa si impostò il Nuovo Piano su un incremento del 24% che porta ad un dimensionamento calibrato su 187.731 abitanti.

Queste alchimie numeriche poi, scontrandosi con la realtà, risultano spesso clamorosamente smentite da grandi e imprevedibili fenomeni sociali. Così a fronte della mancata realizzazione della previsione si devono fare i conti con i diritti acquisiti come quello edificatorio, per esempio, che ha tutta una serie di implicazioni che vanno oltre la giurisprudenza. D’altro canto la relazione del Piano esprime chiaramente la volontà di non corrispondere al fabbisogno abitativo, ma alla domanda privata solvibile del mercato e all’offerta pubblica presumibile. Come dire che il prodotto edilizio residenziale è equiparabile ad un qualsiasi altro prodotto di mercato e che il mercato stesso sarà in grado di regolamentare. Abbiamo visto anche recentemente che non è così.

Ma per tornare al Nuovo PRG, vediamo che ha diviso il territorio partendo dall’acropoli in urbano a configurazione metropolitana, centri esterni e insediamenti minori.

La frazione di S. Martino in Campo è annoverata giustamente fra i centri esterni. Appartenente a quella prima fascia, subito fuori dalla cosiddetta configurazione metropolitana, deputata ad accogliere con i nuovi insediamenti, previa trasformazione delle aree agricole, la maggior parte dell’aumento demografico previsto, il 45,14%. Ci sarebbe da considerare anche un altro fattore non secondario e cioè che dopo le osservazioni al Piano le previsioni aumentano sempre proprio per confermare quanto sia delicata la questione del diritto edificatorio acquisito. Infatti dopo le osservazioni si passa da un aumento percentuale previsto per S. Martino in Campo del 28% a un 33%. Mentre tutta la fascia dei centri minori dopo le osservazioni passa da 38,95% a 45,14%.

Immaginiamo questa piccola unità urbanistica territoriale (UUT n. 43) che conta, secondo l’anagrafe del 1995, 2500 abitanti tra case sparse e centro abitato, che il Nuovo Piano prevede di poter incrementare a saturazione del 33% passando da 2500 a 3334. Un aumento del genere sia pure negli anni, se fosse effettivo di abitanti insediati stravolgerebbe completamente la vita sociale.

S. Martino in Campo intorno al centro edificato ha tutta una zona che il Piano definisce Area di particolare interesse agricolo di pianura (Art. 31 TUNA) incorniciata da colline, delimitata a est dalla superstrada E45 e dal Tevere e attraversata dalla Ferrovia Centra Umbra e che faceva parte del contado a Sud di Perugia.

La sua distanza dalla città è minima, 10 km percorribili in auto in 15/20 minuti. I collegamenti sono assicurati dalla strada provinciale e dalla superstrada E45, mentre il collegamento ferroviario non prevede più la fermata e l’edificio della stazione è stato ristrutturato recentemente dopo anni di abbandono e degrado.

Nonostante quanto enunciato dal Piano, sull’impegno a migliorare la qualità dell’esistente, a gestire il nuovo secondo la programmazione, a non favorire il consumo di suolo vediamo una clamorosa smentita nella realizzazione proprio a San Martino in Campo di due edifici “pionieri” che ora sembrano “cattedrali nel deserto”, ma che ben presto saranno meno isolati visto che il principio secondo cui a Perugia e in Umbria si edifica è che quando un’area agricola di pregio è ormai compromessa si continua a costruire favorendo il riempimento.

E se volessimo calcolare l’impronta ecologica di questa piccola unità urbanistica su cui insistevano 2500 abitanti nel 1995, secondo lo stile di vita italiano che ha un’impronta di 4,2 ettari procapite servirebbe un territorio di 10.500 ettari. Invece la sua estensione è di solo di 850 ettari e quindi potrebbe ospitare poco più di 200 persone cioè 12 volte in meno di quelle che ospitava nel 1995. Trascuriamo il fatto che 4,2 come impronta ecologica è molto alta, quella mondiale è di 2,2 ettari e la biocapacità italiana è di 1 ettaro procapite.

Pubblicato il23 aprile 2010