Ridurre si può...anche in Umbria


Le proposte di Legambiente per la prevenzione della produzione dei rifiuti su scala locale

1. Diffondere prima la raccolta domiciliare e poi la tariffazione puntuale

La diffusione delle raccolte differenziate domiciliari secco/umido permette di aumentare velocemente i quantitativi di rifiuti avviati a riciclaggio, di aumentare la qualità dei rifiuti raccolti, grazie al controllo sul conferito da parte degli operatori di igiene urbana, di ridurre i rifiuti destinati a smaltimento, e di quantificare in modo puntuale la quantità di rifiuti prodotta dalle famiglie facendole pagare con il nuovo sistema di tariffazione e non con la vecchia tassa. La tariffa (la Tia o la futura Tares) grazie al principio "chi inquina paga" permette di responsabilizzare i cittadini e le categorie produttive, inducendoli ad ridurre la produzione di rifiuti anche per contenere le spese. 

Purtroppo in Umbria soprattutto l'organico si raccoglie male: ancora con i cassonetti di prossimità - ad esclusione di qualche rara eccezione, come nel centro storico di Perugia - e accettando qualsiasi tipo di sacchetto, da quelli compostabili a quelli in plastica. La conseguenza è una pessima qualità dell'organico, tanto che altissime percentuali vanno a finire ancora in discarica. Anche la Tia quando viene applicata, non è fatto in modo corretto così che non può diventare un valido strumento per ridurre la produzione di rifiuti. 

2. Fermare la diffusione dei sacchetti non compostabili

Il Comune dovrebbe promuovere una campagna di comunicazione finalizzata a sensibilizzare i cittadini sull'uso delle sporte riutilizzabili e i commercianti, i venditori ambulanti e le catene della distribuzione sulle norme stabilite dalla Legge 24 marzo 2012 in merito alle uniche tipologie di buste per asporto merci (shopper) commercializzabili, e cioè quelli biodegradabili e compostabili. La campagna è fondamentale per aiutare gli operatori commerciali a orientarsi meglio nella nuova normativa sia per metterli in grado di riconoscere gli shopper conformi alla legge diversamente da quelli non conformi (come i sacchetti di plastica tradizionale con gli additivi chimici), che produttori senza scrupoli vendono ad un prezzo del tutto ingiustamente maggiorato. In questo senso è fondamentale anche attivare una maggiore azione di controllo per contrastare la diffusione di sacchetti ormai illegali. Per maggiori informazioni: www.assobioplastiche.org 

Legambiente ha promosso lo scorso anno il progetto Plastic Waste Free per incrementare l'utilizzo dei sacchetti compostabili al posto di quelli finti compostabili e di quelli in plastica. Il progetto è stato avviato nel comune di Tuoro sul Trasimeno e stiamo cercando di proporlo su tutto il territorio nazionale.

3. Diffondere la pratica del compostaggio domestico

Il compostaggio domestico è uno strumento fondamentale per ridurre le quantità di rifiuti organici avviati a smaltimento, soprattutto nei comuni dove la raccolta dell’umido domestico non è attiva. Il Comune dovrebbe incentivare i cittadini che hanno un giardino o un terreno ad acquistare le compostiere, informarli sulle modalità per fare “compost in casa”, prevedendo anche uno sconto sulla tariffa sui rifiuti, visto che si tratta di famiglie che gravano meno sul servizio di raccolta organizzato dal Comune. Il Comune potrebbe valutare l’opportunità di realizzare delle “isole di compostaggio collettivo” laddove non disponibili impianti di compostaggio o di digestione anaerobica.

4. Promuovere il consumo di acqua di rubinetto

L'Italia è il primo paese europeo per consumo di acque in bottiglia (186 litri procapite all'anno). Questo record negativo è stato possibile anche grazie alla potente azione di marketing delle aziende produttrici che possono spendere grandi risorse in pubblicità visto che pagano cifre irrisorie alle Regioni per i canoni di concessione (in diverse Regioni le aziende pagano ancora per gli ettari di superificie della concessione e non sui volumi di acqua imbottigliata). Il comune dovrebbe attivarsi con campagna di promozione dell'uso dell'acqua di rubinetto, pubblicando anche i dati delle analisi fatte dagli enti di controllo sulla loro qualità e laddove possibile realizzando le cosiddette "Case dell'acqua" dove i cittadini possono anche addizionare di anidride carbonica l'acqua dell'acquedotto. Tra le azioni possibili c'è anche il coinvolgimento dei pubblici esercizi (ristoranti, pizzerie, bar, etc) come Altreconomia e Legambiente fanno da anni con la campagna "Imbrocchiamola" (www.imbrocchiamola.org). 

5. Fare acquisti verdi 

Le amministrazioni locali per legge devono introdurre criteri ecologici nei bandi di gara e procedere all'acquisto diretto di prodotti a basso impatto ambientale. Grazie agli acquisti verdi si facilita la chiusura del ciclo dei rifiuti, garantendo un mercato sempre più florido all'industria del riciclo.

6. Promuovere gli ecoacquisti per i cittadini

Il Comune dovrebbe promuovere la realizzazione di punti vendita, anche comunali, di prodotti ad imballaggio zero o a basso impatto ambientale (come i pannolini lavabili o compostabili). In questo senso è fondamentale sottoscrivere un protocollo d'intesa con i commercianti, le catene di distribuzione e i produttori locali per diffondere la vendita dei prodotti sfusi o con il sistema del vuoto a rendere, strumenti utili a ridurre l'uso spropositato di imballaggi inutili.

In Umbria comuinciano ad essere numerosi i Gruppi di Acquisto che oltre a promuovere un'alimentazione corretta e prodotti biologici a km 0, contribuiscono a ridurre la quantità di rifiuti. Segnaliamo i GODO di Aiab , il GAS BIO promosso da Legambiente Spoleto, il Pianeta Verde di Amelia promosso da varie associazioni e produttori dell'amerino, tra cui Legambiente dell'Amerino e Agribontà, un negozio di prodotti sfusi a Perugia, gestito da un gruppo di donne che hanno fatto della riduzione dell'impronta ecologica il loro stile di vita.  

7. Trasformare le sagre in ecofeste

Il Comune dovrebbe adottare una delibera che obblighi tutti i promotori di sagre ad adottare pratiche a basso impatto ambientale come ad esempio l'uso di stoviglie lavabili e riutilizzabili o compostabili che permettono di ridurre le quantità di rifiuti prodotte.

8. Definire accordi con catene di distribuzione e commercianti per promuovere la legge del 'Buon Samaritano'

L'amministrazione comunale può promuovere protocolli d'intesa con il mondo della distribuzione e del commercio per attivare un percorso virtuoso di raccolta di cibo e alimenti ancora commestibili, che finirebbero nei rifiuti, per consegnarli a circuiti alimentari alternativi, come enti caritatevoli e/o mense per meno abbienti e a strutture di assistenza per animali (canili, gattili, etc). Il Comune potrebbe garantire uno sconto sulla tassa/tariffa per gli esercizi commerciali che aderiscono all'iniziativa.

9 Promuovere il riuso

Il Comune potrebbe promuovere l'allestimento di luoghi (nei centri comunali di raccolta ma non solo) dove permettere il recupero dei beni usati (apparecchiature elettriche ed elettroniche, beni durevoli, abiti usati, etc), prima della loro trasformazione in rifiuti, attraverso il riuso. In questo modo si procede ad allungare la durata di vita del bene spostando in avanti nel tempo il momento della sua dismissione.

10 Promozione della riduzione rifiuti e raccolta differenziata presso i grandi produttori

Il comune dovrebbe obbligare i grandi produttori di rifiuti (mercati ortofrutticoli, mense, ristoranti, ospedali, etc) a raccogliere in modo differenziato i rifiuti riciclabili e promuovere azioni di prevenzione 



Pubblicato il24 novembre 2012