RIFIUTI CAPITOLO 2. Inefficienza, ma quanto ci costi?


Quanto ci costano, quanto dovrebbero costare e quanto ci costeranno gli scarti dell’organico dovuti ad una inadeguata raccolta differenziata e ad una scarsa efficienza impiantistica.
Nel capitolo 1 di questa rassegna dedicata al ciclo dei rifiuti in Umbria, abbiamo mostrato quanto materiale non compostabile finisce nella frazione organica quando questa viene raccolta con modalità stradale, ovvero con il classico cassonetto da 240 litri (quelli nella foto). 
 
Una pratica che implica inefficienza non solo nella raccolta ma in tutta la filiera del trattamento ed è per questo che nei nuovi obiettivi, che la Regione Umbria pone con il DRG 34/2016, c'è anche la richiesta del passaggio alla modalità porta porta per la frazione organica.
La pratica della raccolta stradale è inappropriata prima di tutto perché porta i cittadini ad essere poco virtuosi, convinti che poi “tanto va tutto in discarica”. Opinione sbagliata anche quando viene estesa alle frazioni secche: plastica, vetro, carta, etc, che possono essere valorizzate economicamente. Le aziende di servizio dovrebbero avere tutto l’interesse a raccoglierle pulite e infatti, non a caso, vengono intercettate per lo più con modalità porta a porta.
 
In realtà, non è che l’organico mal raccolto vada a finire direttamente in discarica, ma quando arriva negli impianti di compostaggio non supera l’operazione iniziale di vagliatura e diventa immediatamente scarto da discarica.
 
Il problema della cattiva raccolta si ripresenta con forza negli impianti che abbiamo in Umbria: a Pietramelina gestito da GESENU (compostaggio aerobico), a Casone gestito da VUS (compostaggio aerobico e impianto di trattamento indifferenziato) e a Nera Montoro gestito da GreenASM (digestione anaerobica seguita da compostaggio). Di questi tre impianti, il recente e già citato monitoraggio di ARPA Umbria, ha dimostrato l’inefficienza impiantistica in termini di scarsa resa nella produzione del compost e alta produzione di scarti che vanno direttamente in discarica.
 
Nella tabella sottostante, che riporta i dati del 2015 recentemente presentati da ARPA Umbria, si evidenzia come le situazioni più gravi sono certamente quelle di Pietramelina e Casone. L’impianto di GreenASM produce solo (si fa per dire) il 21% di scarti e una resa in compost ben lontana dalla media nazionale (circa 25%, dati CIC).

Impianti

FORSU (ton)

Scarti (ton)

% Scarti

% Resa in Compost

Pietramelina

58.500

39.780

68%

6,5%

Casone

19.400

8.536

44%

4.5%

Green Asm

34.200

7.182

21%

9%

Totale FORSU Trattata

112.100

55.498

49,5%

6,60%

*ARPA Umbria dati 2015
 
Ma quanto costa lo smaltimento in discarica di tutta questa montagna di scarti?
Se facessimo riferimento ai costi medi di smaltimento in discarica, parliamo almeno di 6-7 milioni di Euro per 55.000 tonnellate di scarto (il costo dello smaltimento degli scarti di 110-120 €/t è stato dedotto dal rapporto del Consorzio Italiano Compostatori CIC - 2013).
 
In Umbria però siamo fortunati perché il trattamento degli scarti dell’organico costa abbastanza poco, in particolare: 83,88 €/t se GreenASM conferisce a Le Crete (Orvieto), 22,41 €/t se gli scarti finiscono all’impianto di Sant’Orsola di Spoleto (VUS) e 50 €/t se gli scarti vengono portati a Borgogiglione a Magione (Fonte: ARPA Umbria). Ovvero dal 30 all’80% in meno del costo ipotizzato dal CIC.
 
E allora qualche domanda viene subito spontanea: perché in tre discariche del medesimo territorio, i costi di conferimento sono così diversi? E perché a Sant’Orsola, che è in via di esaurimento, il costo è bloccato a 22€ a tonnellata? E ancora, perché il costo di smaltimento per un rifiuto non pericoloso, a casa nostra, viene determinato in modo così arbitrario? e con quali parametri? 
 
Considerando che il TAR ha recentemente bloccato l'utilizzo e di fatto l'ampliamento della discarica di Sant'Orsola a Spoleto, il nuovo impianto di digestione anaerobica e compostaggio di Casone non potrà più beneficiare certo di questo trattamento di favore avuto fin'ora, almeno non per lungo tempo. E quindi, quanto costerà smaltire gli scarti e chi li pagherà?
 
Facendo i conti in tasca ad Asja (società che ha progettato e gestirà l’impianto di Foligno) e considerando che l'accordo Asja/VUS prevede che l'impianto possa accettare l’organico che abbia fino ad un 15% di materiale non compostabile, avremo praticamente una quantità di scarti almeno pari se non superiore a quella attuale.
 
Nel diagramma a blocchi molto semplificato e riportato di seguito, proviamo a valutare il costo potenziale del trattamento degli scarti nel futuro impianto di biodigestione, nel caso la raccolta rimanga come è ora e il costo dello smaltimento arrivi a prezzi di mercato.
Lo scenario che si prospetta non è affatto rassicurante: il prezzo dello scarto del biodigestore di Casone potrebbe arrivare a costare molto salato e le discariche continuerebbero a rimanere indispensabili per chiudere il ciclo della gestione dei rifiuti.
*Elaborazione ipotesi su costo potenziale del trattamento degli scarti nel futuro impianto di biodigestione di Casone nel caso la raccolta rimanga come è ora e il costo dello smaltimento arrivi a prezzi di mercato. (1)
 
Tornando ai dati dell’Umbria nel suo complesso, oggi la spesa dello smaltimento in discarica è 2.7 milioni di euro, un costo contenuto che dovrebbe consentire politiche di miglioramento della raccolta differenziata, che non vengono però attuate. Ma quello che emerge chiaramente è che il risparmio fittizio di oggi è dovuto esclusivamente ad una sottostima del costo di trattamento in discarica (in special modo nell'ambito di competenza VUS) che non garantisce una adeguata gestione delle discariche, come è dimostrato dai frequenti problemi ambientali e dai sequestri e non rende nemmeno possibile l'accantonamento del fondo per la gestione post-operativa per i trenta anni successivi.
 
In conclusione, cosa emerge da questo stato di cose?

1) in primo luogo perdiamo compost che è una fonte di carbonio organico assai prezioso per l’agricoltura, perché consente di fertilizzare la nostra terra evitando l’uso dei concimi chimici, riducendo complessivamente l’effetto serra dovuto all’agricoltura;

2) perdiamo sicuramente in salubrità dei nostri territori, perché mantenere aperte e attive le discariche, così come è stato fatto fino ad ora, non sarà né sostenibile, né possibile (la direttiva europea sull’economia circolare pone precisi vincoli);

3) infine perdiamo l’opportunità di dare vita ad un percorso di economia circolare virtuoso in cui la raccolta della frazione organica può essere volano di sviluppo per tutta quell’economia verde, che va dai prodotti biodegradabili e compostabili (obbligatori sia per l’asporto delle merci che per la raccolta dell’organico), al recupero delle eccedenze alimentari, fino alle produzioni agroalimentari di qualità e biologiche, che certamente traggono beneficio se questa regione diventa finalmente la "Verde Umbria".

 
Come si dovrebbe intervenire?
La soluzione sta nel dividere le funzioni delle aziende di servizio: ovvero chi gestisce lo smaltimento in discarica non può e non deve gestire anche il processo di raccolta differenziata perché in questo modo la spinta a produrre scarti sarà sempre maggiore di quella a produrre materia prima seconda.
Stesso risultato si potrebbe ottenere adeguando i prezzi di smaltimento verso un valore reale di gestione attraverso una tassa aggiuntiva (ecotassa) o con sistemi di incentivazione raccolte e disincentivazione smaltimento.
 
Cambiando i fattori il risultato non cambia: se la discarica costa poco, la raccolta differenziata non funziona e tanto meno il riciclaggio.
 
 
(1) Il costo dello smaltimento in discarica è molto variabile nelle regioni italiane, così come dimostrato nel dossier “Italia rifiuti free” di Legambiente del 2013. Il valore di riferimento di questo studio è quello suggerito dal CIC nel rapporto del 2013 ma ad oggi i costi potrebbero essere anche più alti.
 
Legambiente Umbria
Cittadinanzattiva Umbria

 

Pubblicato il24 ottobre 2016