Rifiuti: dare la precedenza economica a riduzione e riuso, raccolta differenziata spinta e riciclaggio.


Legambiente su rifiuti: dare la precedenza economica a riduzione e riuso, raccolta differenziata spinta, riciclaggio. nessuna spesa per smaltimento prima di quote significative di raccolta differenziata. Discariche e inceneritori non sono le migliori tecnologie per la chiusura del ciclo. Soluzioni temporanee di co-combustione solo se ecologicamente, economicamente, socialmente sostenibili. Aprire un reale processo di negoziazione ambientale aperto a tutti i cittadini.


In questi giorni, nella nostra regione si è riacceso il dibattito sui rifiuti, questa volta diffuso e partecipato; naturalmente a partire da quei territori che già ospitano discariche, impianti e inceneritori da adattare ed in quei territori destinati ad ospitare nuovi impianti dedicati; i casi più “spinosi: l’ampliamento della discarica di Orvieto, il nuovo inceneritore previsto per Perugia ed il cosiddetto camino unico di Terni.

Nel momento in cui si riaccende, a tutti i livelli, il dibattito vogliamo ribadire alcune delle idee guida che hanno orientato, a suo tempo le nostre osservazioni al Piano Regionale di Gestione e che stiamo oggi riproponendo in incontri con comitati, associazioni, partiti, spesso riscontrando condivisione.

1) RIDUZIONE E RIUSO, RACCOLTA DIFFERENZIATA, RICICLAGGIO. Occorre dare la precedenza (rispettando le gerarchie prescritte dall’Unione Europea) alla Riduzione dei rifiuti alla fonte, al Riuso, alla Raccolta Differenziata spinta porta a porta, indispensabile premessa per un efficace Riciclaggio, sia della parte umida (per produrre compost di qualità ricavandone energia) sia della parte secca (carta, vetro, alluminio, legno, ) per ricavare nuove materie prime risparmiando risorse naturali ed energia. Per fare in modo che questa precedenza non resti una mera affermazione di principio torniamo a proporre di mettere a disposizione le risorse economiche ridotte dalla crisi in via rigidamente prioritaria per la realizzazione di una efficiente Raccolta Differenziata e per creare le condizioni più favorevoli e per la Riduzione, il Riuso e il Riciclaggio. Dare precedenza assoluta, soprattutto economica, a Riduzione, Riuso, Raccolta Differenziata e Riciclaggio è indispensabile poiché dal nostro osservatorio nazionale (Comuni Ricicloni, Ecosistema Urbano, Rifiuti Oggi, ecc.) abbiamo imparato che affrontare il tema della gestione dei rifiuti a partire dalle discariche e dagli inceneritori, e cioè dallo smaltimento finale, così come è stato fatto in Campania, significa di fatto mettersi nelle condizioni di non fare mai o rimandare all’infinito la Riduzione e Riuso e soprattutto la Raccolta Differenziata e il Riciclaggio. Per rendere ancora più concreta questa priorità proponiamo che non si investa nello smaltimento finché non siano raggiunte quote significative di Raccolta Differenziata. La concorrenza (spesso “sleale”, come nel caso degli incentivi Cip6 ancora vigenti in Campania) tra discariche e inceneritori da una parte e Riduzione e Riuso, Raccolta Differenziata e Riciclaggio dall’altra è ancora più evidente nel caso di un unico gestore dell’intero processo per di più se privato o che comunque risponda in via prioritaria alle regole del profitto, mettendo in secondo piano salute ed utilità pubbliche.

2) LO SMALTIMENTO E LA CHIUSURA DEL CICLO. Alla obbligatoria ed ineludibile “decrescita” del flusso dei rifiuti in ragione della “crescita” della Riduzione e del Riuso, della Raccolta Differenziata e del Riciclaggio della parte umida e della parte secca - devono corrispondere tecnologie ed impianti in grado di “decrescere” di conseguenza e gli inceneritori non hanno questa “flessibilità” né dal punto di vista tecnologico né soprattutto economico ma hanno bisogno di un flusso continuo di rifiuti che non deve mai ridursi e tanto meno venire a mancare. Discariche ed inceneritori non sono certamente le migliori tecnologie disponibili per chiudere il ciclo della gestione dei rifiuti e cioè per l’ultima fase, quella dello smaltimento di ciò che resta dopo che si è ridotto, riusato, raccolto e riciclato, recuperato tutto il possibile. Anche questa è una opinione che nei nostri incontri riscontriamo ampiamente condivisa. Diverse però sono le opinioni in campo circa le soluzioni per limitare e nel tempo evitare il ricorso a discariche ed incenerimento. Fermo restando il giudizio positivo su esperienze di buone pratiche come quelle in atto a Capannori e Vedelago, Legambiente Umbria non rifiuta di discutere la possibiltà - a fronte di garanzie sulla sostenibilità ecologica, economica e sociale – di utilizzare ciò che resta alla fine del ciclo per produrre, cdr di qualità (combustibile derivato da rifiuti) da utilizzare come combustibile addizionale in quegli impianti già esistenti in grado di utilizzarli - purché siano già dotati o siano disponibili a dotarsi degli opportuni apparati di abbattimento delle emissioni. Questa opzione, meglio se transitoria affinché i rifiuti ridotti da una corretta gestione non vengano sostituiti con rifiuti importati, servirebbe, a nostro giudizio, a rendere inutile (tecnicamente ed economicamente) la costruzione di nuovi inceneritori dedicati come quello previsto a Perugia; a rimettere in discussione l’ampliamento della discarica di Orvieto nella misura e nella modalità proposte e l’adattamento del cosiddetto camino unico di Terni, al momento inaccetabile in mancanza di garanzie sul co-combustibile, sugli adattamenti necessari, sulle emissioni, e soprattutto sulla transitorietà del ricorso all’incenerimento affinché, anche nel caso di Terni i rifiuti ridotti da una corretta gestione non vengano sostituiti con rifiuti importati in nome della libertà di impresa.

L’opzione utilizzo degli impianti già esistenti in via transitoria e a fronte delle garanzie sopra citate servirebbe inoltre a togliere l’alibi dell’emergenza per imporre soluzioni non condivise o peggio in deroga alle norme ordinarie o addirittura, come in Campania, con misure straordinarie che contrastano con quanto afferma la nostra Costituzione.

Lo smaltimento finale dei rifiuti (soprattutto quello realizzato con discariche e inceneritori) non può continuare ad essere occasione di business (troppo spesso inquinato da illegalità e criminalità) ma, a nostro giudizio le nuove opportunità per impresa e lavoro sono principalmente nella riduzione, riuso, riciclaggio.

Così come consideriamo l'acqua un bene comune ed il suo accesso un diritto - allo stesso modo- specularmente, dovremmo considerare i rifiuti un “mal comune” che è nostro dovere ridurre, gestire e soprattutto smaltire tenendo conto innanzi tutto e sopra tutto della salute delle persone e dell'ambiente che devono essere anteposti agli interessi economici dell'impresa di gestione sia essa pubblica o privata.

Queste opinioni vorremmo metterle in discussione con i nostri concittadini governati o governati; chiediamo pertanto che vengano attivati quei processi di cittadinanza attiva e democrazia partecipata, come le Agenda 21 locale, che, oltre ad essere un valore in sé, costituiscono un antidoto al conflitto sociale estremo in favore di soluzioni maggiormente condivise e quindi più facilmente realizzabili perché frutto di una reale negoziazione.

Pubblicato il12 novembre 2010