Legambiente Umbria chiede un Piano Regionale Umbro sulle Agroenergie
Occorrono regole certe per utilizzare i sottoprodotti agricoli e impiegare il digestato
Sabato 4 ottobre a Campello sul Clitunno un convegno per analizzare opportunità, criticità e valutare possibili sviluppi locali.
Per Legambiente le energie rinnovabili sono da sempre un punto fermo per lo sviluppo energetico del nostro Paese, sono l’occasione per uscire dalla dipendenza dalle fonti fossili, per superare definitivamente l’opzione nucleare e per costruire una società “low carbon”. Se in Umbria la produzione di energia elettrica da fotovoltaico ha registrato negli ultimi anni un notevole incremento, è l’agroenergia (biomasse e biogas) che sconta il maggior ritardo, analogo a quello nazionale, sopratutto se confrontato con il resto d'Europa. In Umbria le agroenergie pagano il prezzo maggiore per la mancanza di normative specifiche in grado di poter favorire la loro diffusione, ma anche per le pessime gestioni dei biodigestori di Bettona e Marsciano e per le modalità con cui sono stati progettati e proposti impianti a biomasse come ad esempio quello di Spoleto nel 2001.
Attualmente le agroenergie potrebbero avere uno sviluppo positivo grazie alle modifiche introdotte nella legge 244/2007 che ha determinato il riconoscimento di una tariffa di 0,28 euro/kWh per la produzione di energia elettrica in impianti di potenza inferiore a 1 MW alimentati da biomasse.
“Senza ombra di dubbio, nel panorama europeo, l’incentivo dei 28 centesimi è tra i più elevati e da qui il grande interesse – commenta Legambiente Umbria - ma è necessario valutare bene le potenzialità e le criticità e per fare ciò servono anche regole certe, che in Umbria attualmente non abbiamo soprattutto per quanto riguarda la possibilità di utilizzare i sottoprodotti agricoli e l'impiego del digestato”.
Attualmente in Umbria, nonostante direttiva 2008/98/Ce e la Legge 129 del 13 Agosto 2010, i sottoprodotti e gli scarti agricoli e agroindustriali continuano ad essere equiparati ai rifiuti e pertanto gli impianti a biomasse possono essere alimentati solo con colture dedicate come l'insalato di mais o di sorgo. Considerando che da un punto di vista della convenienza economica, la maggior parte degli impianti non superano e non sono inferiori ad 1 MW, sono necessari tra i 260 ai 300 ettari ad impianto di terreni irrigui e di buona produttività, senza considerare poi la necessità di fare una rotazione agronomica annuale o al massimo biennale, che porterebbe al raddoppio della superficie agricola dedicata alla produzione di energia e sottratta alle produzioni agroalimentari.
“Per non rischiare di sottrarre terra alle produzioni agroalimentari, con il rischio anche di stravolgere il nostro paesaggio umbro – continua Legambiente Umbria - sarebbe importante riconoscere come biomassa anche i sottoprodotti (sansa, vinacce, pannelli di mais etc) e gli scarti agro-industriali (residui di coltivazione, scarti della macellazione etc) che sono l’unica biomassa presente in enormi quantità nel nostro paese con un potenziale energetico stimato attorno ai 10-12 Mtep (ITABIA 2008) e ad oggi pochissimo utilizzati a scopo energetico”.
Altra questione, sulla quale l'Umbria è in grave ritardo, è la classificazione del residuo del processo di digestione anaerobica per la produzione di biogas, quello che comunemente viene definito, digestato. Infatti il processo di biodigestione per produrre energia, utilizza il carbonio contenuto nelle sostanze organiche, per produrre metano che serve per alimentare il processo energetico. Quasi tutti gli altri elementi chimici contenuti nella biomassa utilizzata non vengono eliminati dalla digestione e rimangono tali e quali alla fine del processo nel digestato. Considerato che si utilizzano prevalentemente insilato di mais e reflui zootecnici, entrambi ricchi, di azoto (N), che rimane in grandi quantità nel digestato.
“In Umbria non esiste una normativa specifica sull'utilizzazione del digestato – continua Legambiente Umbria – che ha spiccate proprietà fertilizzanti e può sostituire totalmente o parzialmente i fertilizzanti chimici se utilizzato secondo le corrette pratiche agronomiche di distribuzione. E' evidente però che alte concentrazioni di azoto rendono il digestato e il suo utilizzo agricolo, particolarmente critico rispetto alla direttiva nitrati, che ben individua i quantitativi massimi di azoto utilizzabili.”
“E' fondamentale la costituzione di un Piano Regionale sulle agroenergie – contuinua Legambiente Umbria - che individui le biomasse disponibili, partendo dai sottoprodotti, i terreni utilizzabili per la produzione e per la distribuzione del digestato e, solamente dopo, passi ad individuare il numero e l'ubicazione possibile dei nuovi impianti, senza trascurare il ruolo degli agricoltori, la tutela ambientale e il bene delle comunità rurali. Ed è proprio per questo che sabato 4 dicembre a Campello sul Clitunno organizziamo insieme al comune un convegno dal titolo “Agroenergie: i sottoprodotti:opportunità o rifiuto? Sansa vinacce e acque di vegetazione”. Sarà l'occasione insieme agli ospiti che interverranno per un confronto per analizzare opportunità, criticità e valutare possibili sviluppi locali nel rispetto della salvaguardia ambientale e delle risorse naturali”
