L'Umbria fuori dalla premiazione di Comuni Ricicloni 2016


Legambiente Umbria: "La vera scommessa è quella di accelerare il passo così come richiesto dalla delibera 34/2016 e diventare Umbria 'Rifiuti free' attraverso la riorganizzazione della raccolta differenziata a cominciare dalla frazione organica, l’obbligo di tariffazione puntuale, lo stop all'incenerimento dei rifiuti, l’aumento dei costi di discarica e la costruzione di nuovi impianti di trattamento e riciclo”

Quest’anno Legambiente ha deciso di non conferire a nessun comune umbro il Premio Comuni Ricicloni 2016 presentato oggi a Roma, nell’ambito della tre giorni del Forum Rifiuti realizzato con Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club e in partenariato con il Coou.

"In Umbria c'è poco da stare allegri per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e non ci sono storie virtuose da raccontare e da premiare - spiega Maurizio Zara Vicepresidente di Legambiente Umbria - c'è invece grande attenzione per l'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che ha portato all'indagine di ben 12 persone tra top manager e tecnici di Gesenu e di TSA con l'accusa di traffico illecito di rifiuti e avvelenamento colposo di acque e per alcuni di loro anche di associazione a delinquere. Inchiesta sfociata anche nell’interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Perugia nei confronti di Gesenu e che ha meritato l'attenzione della Commissione bicamerale sul ciclo illecito dei rifiuti".

Un terremoto politico per l'Umbria, che però mette alla luce finalmente tutte le inefficienze del sistema di gestione di casa nostra, puntualmente denunciate negli anni da associazioni ambientaliste e comitati di cittadini. Una raccolta differenziata non uniforme nel territorio regionale, dove la modalità del porta a porta spinto, l’unica che garantisce qualità e quantità, non è estesa a tutto il territorio. Impianti di compostaggio e di selezione scarsamente efficienti nella selezione e non adeguati alle migliori tecnologie, per cui il recupero di materia è stato sempre limitato. Sembra quasi che l’impiantistica sia stata ottimizzata a massimizzare gli scarti piuttosto che il recupero di materia. Lo smaltimento in discarica è rimasto centrale, tanto che queste sono piene e per alcune si prevedono ampliamenti, così come non è definitivamente archiviato l'incenerimento dei rifiuti per la chiusura del ciclo. Il tutto condito da un sistema di illegalità che riguarda una classe di politici, professionisti e imprenditori interessati al ciclo dei rifiuti con l'ottica del profitto personale e del profitto imprenditoriale fuori dalla legalità, come denunciato dal Procuratore della Repubblica di Perugia Luigi De Ficchy alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali.

"La gestione dei rifiuti in Umbria insomma è stata complessivamente desolante, - continua Zara - anche se c'è qualche comune umbro che sta facendo registrare buoni progressi e che supera il 65% di raccolta differenziata come obbliga la legge, il sistema è ancora inefficiente. Basta guardare la produzione di scarti della frazione organica che si attestano in alcuni casi anche al 50% generando una scarsa resa in termini di quantità e qualità del compost, talvolta anche sotto il 10% e spesso contaminato ancora con microplastiche e residui vari".

"La vera scommessa per l'Umbria è che i Comuni - sottolinea Maurizio Zara - diano piena attuazione alla Delibera di Giunta 34/2016, e si riapproprino della governance del ciclo dei rifiuti, per troppo tempo demandata ai gestori tecnici, puntando sulla riorganizzazione della raccolta differenziata a cominciare dalla frazione organica, passando alla tariffazione puntuale, decretando lo stop definitivo all'incenerimento dei rifiuti, aumentando i costi di discarica, per non renderla più conveniente e costruendo impianti di riciclo. E’ bene ricordare che all’interno del pacchetto europeo sull’economia circolare non si parla più di obiettivi di raccolta differenziata ma di obiettivi di riciclaggio che dovranno essere quelli di recuperare almeno il 65% dai rifiuti urbani e almeno il 75% dei rifiuti di imballaggio (a livello europeo e entro il 2030) ponendo come obiettivo vincolante la riduzione al 10% dei rifiuti da portare in discarica".

 

Le proposte di Legambiente Umbria:

 

  1. Aumentare il costo dello smaltimento in discarica per rendere questa opzione assolutamente non conveniente per i Comuni. Attivare un meccanismo di premialità/penalità con sconti progressivi per i Comuni in base al superamento delle percentuali di raccolta differenziata secondo un criterio di proporzionalità che premi le amministrazioni più virtuose.

  2. Utilizzare i proventi versati dai comuni meno virtuosi per le politiche di prevenzione, riuso e riciclo. Organizzare un fondo regionale finalizzato con criteri ben precisi che vada a sostenere i Green Public Procurement (GPP) e la promozione delle politiche di prevenzione e riuso.

  3. Diffondere le raccolte differenziate domiciliari in tutti i Comuni Umbri e per il 100% dei cittadini. Il modello di ATI4 sta dando buoni risultati e dai primi dati si vede che nel momento in cui si ha il raggiungimento del 100% della popolazione con sistema PAP, abbiamo immediatamente dati puntuali di 70-80% di raccolta differenziata. Questa modalità porta un immediato beneficio anche nella qualità della raccolta facendo diminuire gli scarti di ogni singola frazione. Quello che chiediamo è uniformare il modello di raccolta ed efficientare i servizi per tutti i territori.

  4. Attivare un sistema di tariffazione puntuale “Chi inquina paga”: l’estensione del porta a porta è propedeutico anche per l’introduzione della tariffa puntuale. Per utilizzare la leva economica nella prevenzione della produzione dei rifiuti e nell’ulteriore potenziamento della raccolta differenziata, l’unico criterio da adottare è quello previsto dal principio europeo “chi inquina paga” e della responsabilità condivisa lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti. Questo deve valere per tutte le utenze, domestiche e produttive, che producono rifiuti. Chi produce meno rifiuti deve essere premiato ed è per questo che si deve adottare un sistema di tariffazione esclusivamente puntuale.

  5. Aggiornare e rendere più efficiente la rete impiantistica per il recupero e il trattamento dei rifiuti. Questo si traduce nell’ammodernamento gli attuali impianti di TMB con tecnologie che massimizzano il recupero di materia, canalizzando le risorse per le linee del CSS nelle filiere di recupero di materia (plastiche residue, carta, ferro etc). Avviare la ristutturazione degli impianti di compostaggio/biodigestione valorizzando il prodotto in uscita (compost e Biogas). Non da ultimo rendere chiari e trasparenti i dati sull’effettivo recupero di materia attuato da questi impianti per valutare collettivamente la qualità della gestione dei nostri rifiuti.

  6. Promuovere azioni di controllo e monitoraggio costanti che garantiscano la qualità delle raccolte differenziate, incentivare il riciclaggio e gli acquisti verdi. Istituire organi di controllo a livello regionale che siano indipendenti e abbiano la possibilità di agire laddove sia necessario.

  7. Incentivare le filiere di recupero e produzione di materie prime seconde per la plastica, carta vetro, metalli, RARE etc, rendendo più efficienti e collegate le isole ecologiche, incentivando progetti industriali di recupero e progettazione di nuovi beni in ottica di ecodesign.

  8. Attivare azioni di economia circolare e bioeconomia per il recupero della materia organica a beneficio dell’aumento di carbonio nei suoli e quindi della fertilità degli stessi.

  9. Promuovere la diffusione delle buone pratiche sulla prevenzione e predisporre piani attuativi per la riduzione dei rifiuti a partire dall’attuazione del GPP (ora obbligatori come previsto dal collegato ambientale) in modo che la pubblica amministrazione con i propri acquisti diventi funzionale all’economia circolare.

  10. Attivare azioni di comunicazione/informazione e partecipazione dei cittadini anche attraverso tutto l’associazionismo per ridare fiducia ai cittadini e avviare il percorso dell’Umbria verso “zero rifiuto in discarica”.

 

 

Pubblicato il23 giugno 2016