Mal'Aria Industriale 2012 e AST di Terni: le precisazioni di Legambiente Umbria


L'industria siderurgica ha bisogno oggi di politiche industriali decisamente più sostenibili capaci di riparare tutti i danni fatti, di innovare prodotti, processi e modelli produttivi mettendoli al servizio del benessere di tutti e non solo del proprio legittimo profitto. 

Le osservazioni e le precisazioni di Acciai Speciali Terni (AST) al comunicato di Legambiente Umbria a proposito del Rapporto "Mal'Aria Industriale 2012" – dichiara Andrea Liberati, Segretario di Legambiente Umbria - ci obbligano, a nostra volta, a delle precisazioni per evitare il rischio di interpretazioni errate.

Precisiamo innanzitutto che il Rapporto "Mal'Aria Industriale 2012" di Legambiente è strutturato in due parti. Nella prima parte, con dati validati 2012, si denunciano, quei siti industriali che ad oggi non hanno ancora l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) autorizzazione obbligatoria per tutte le aziende che rientrano nella direttiva IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) per continuare la produzione senza incorrere in sanzioni amministrative o penali. Nella seconda parte sono invece riportate "Le classifiche dell'inquinamento atmosferico industriale in Italia", basate su dati validati 2010, gli ultimi dati validati disponibili.

Nella classifica negativa, contenuta nella prima parte del Rapporto, quella dei siti industriali senza AIA, con dati del Ministero dell'Ambiente aggiornati al 31 ottobre 2012, AST non è presente come correttamente da noi indicato e come correttamente riportato da tutti i giornali che hanno ripreso i contenuti del nostro comunicato né poteva esserlo in ragione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale ottenuta da AST, come ricordato dall'impresa, nel marzo 2010 e di cui eravamo, ovviamente, a conoscenza.

Ne "Le classifiche dell'inquinamento atmosferico industriale in Italia" contenute nella seconda parte del Rapporto, quelle con dati 2010, Legambiente ha realizzato una sorta di top-ten dell'inquinamento industriale italiano analizzando i principali inquinanti atmosferici. I dati sono riferiti ai grandi impianti industriali in funzione de European Pollutant Release and Transfer Register (Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di inquinanti) disponibile per la procedura di dichiarazione E-PRTR prevista dalla direttiva IPPC. AST condivideva a quel tempo, senza alcun dubbio, con l'ILVA di Taranto i primi posti di quella classifica negativa delle emissioni.

Precisiamo che nel nostro comunicato è correttamente indicato che quei dati si riferivano all'anno 2010 così come correttamente è stato riportato da tutti i giornali.

Quei dati che sono gli ultimi dati validati disponibili, aveva ed ha un senso pubblicarli, del resto lo ha fatto anche la Repubblica.it, perché pur facendo riferimento al 2010 essi sono stati resi pubblici nell'aprile 2012 e pertanto è presumibile che i cittadini ternani, al pari degli altri abitanti delle principali città industriali italiane, non ne fossero a conoscenza ed era quindi doveroso che Legambiente Umbria li pubblicasse.

Quei dati di AST del 2010 sono stati da noi comparati con quelli dell'ILVA di Taranto senza reticenze sull'evidente dismisura tra le due situazioni (dismisura che comunque non vale per tutti gli inquinanti presi in considerazione) tanto che alla fine nel comunicato scrivevamo : "Terni, va subito detto, non è Taranto e la proprietà, diversamente dalla famiglia Riva, qualche impegno per mitigare l'inquinamento lo ha sicuramente preso e realizzato, così come le istituzioni hanno messo in atto un monitoraggio complessivamente efficace".

Ristabilita la verità della sostanziale differenza tra la situazione dell'inquinamento a Terni e quello di Taranto e dopo aver riconosciuto una sostanziale differenza di comportamento tra le due proprietà, non vogliamo però neppure minimizzare il rischio dell'inquinamento industriale prodotto ancora oggi nella nostra città e dall'Acciaieria in particolare. TK AST ha fatto investimenti sostanziosi per mitigare e ridurre l'inquinamento, come previsto nell'AIA. Se è vero che a Terni dal 2010 passi in avanti sono stati fatti è altrettanto vero che le emissioni di AST, al pari di molti dei nostri impianti siderurgici, anche dei più virtuosi, presenta ancora, per quantità e qualità, rischi preoccupanti per la salute dei lavoratori, dei cittadini e dell'ambiente; rischi che bisogna continuare a tenere d'occhio, mitigare e contrastare.

L'industria siderurgica, soprattutto i nostri grandi poli industriali realizzati tra ottocento e novecento hanno bisogno oggi di politiche industriali decisamente più sostenibili capaci di riparare tutti i danni fatti, di innovare prodotti, processi e modelli produttivi mettendoli finalmente al servizio del benessere di tutti e non solo del proprio legittimo profitto.

Una delle cose che insegna la vicenda di Taranto – conclude l'esponente di Legambiente - è che un numero crescente di operai (e le loro organizzazioni più lungimiranti) non sono più disposti ad accettare il ricatto del posto di lavoro in cambio del diritto alla salute, in cambio dei diritti economico-sindacali, in cambio dei diritti ecologico-ambientali. E sempre più sono i lavoratori e gli abitanti di Taranto, e delle altre città industriali, che cominciano a non vedere più i propri diritti in competizione. E' un processo appena iniziato e, probabilmente, non sarà un processo lineare e breve piuttosto un percorso travagliato e difficile, dal quale però, anche in tempi di crisi, sarà – speriamo - difficile tornare indietro. Di questo dovrà continuare a tenere conto l'attuale proprietà di AST e chi verrà dopo di loro. 

Pubblicato il05 dicembre 2012