Processo depuratore Codep: Legambiente Umbria e Comitato per l'ambiente di Bettona ammesse come parte civile


"E' un primo passo verso il riconoscimento del danno ambientale nei confronti della collettività e a danno dei diritti dei cittadini - è la dichiarazione di Emma Contarini responsabile del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Umbria e l'avvocato che rappresenta l'associazione ambientalista e il Comitato dei cittadini di Bettona contro le 26 persone rinviate a giudizio nella vicenda del depuratore di Bettona.

Il Pubblico Ministero Dott. Semeraro ieri mattina ha sciolto la riserva con la quale doveva decidere se fossero accoglibili le tante eccezioni sollevate dai difensori degli imputati nei confronti della costituzione di parte civile dichiarando che sussistono tutti i requisiti di legittimità per accettare la richiesta sia di Legambiente che del Comitato dei cittadini di Bettona.

Dall'indagine svolte dai NOE e coordinate dal Pubblico Ministero Manuela Comodi durata tre anni è emerso come i liquami venivano smaltiti in maniera incontrollata, illegale e dannosa per l'ambiente e che la Codep, la cooperativa degli allevatori suinicoli, gestiva una quantità di reflui derivanti dagli allevamenti di suini di Bettona, Bastia, Assisi e Cannara, estremamente superiore a quanto consentito. A volte i liquami venivano sversati anche in terreni non adatti con la complicità dei tecnici dell’Arpa che avrebbero dovuto segnalare la cosa alle autorità, e che invece, secondo l’accusa, in alcune occasioni avrebbero addirittura avvertito gli autori di sversamenti illeciti di nascondere le tracce per non incorrere in sanzioni.

Particolarmente significativo è quanto emerge nell'atto del rinvio a giudizio della procura dove si evidenzia come il principale capo d'imputazione è l'associazione a delinquere in quanto le persone coinvolte si associavano tra di loro allo scopo di commettere una serie indeterminata di reati contro l'ambiente, la salute pubblica e la fede pubblica, con il concorso di soggetti di volta in volta diversi, partecipando in modo continuativo e permanente al sodalizio costituito […] dedito al conseguimento di ingenti profitti illeciti, operando nel settore della illecita gestione di rifiuti speciali non pericolosi costituiti principalmente da effluenti liquidi e solidi prodotti presso l'impianto di depurazione comunale e derivanti dal trattamento di reflui zootecnici ed acque di vegetazione, provenienti dalle aziende di consociati e utenti, conferiti all'impianto medesimo. In particolare il sodalizio operava mediante l'irregolare e non autorizzata gestione dell'impianto al fine di consentire ai consociati di disfarsi agevolmente degli enormi quantitativi di rifiuti prodotti dalle proprie aziende zootecniche, lucrando sia sui notevoli risparmi derivanti dallo smaltimento illecito, anche attraverso falsi conferimenti di terreni, da parte dei proprietari, per rendere formalmente legittima l'attività finale di utilizzo agronomico dei reflui liquidi trattati; sia sui proventi e le utilità derivanti dalle illecite attività connesse all'esercizio dell'impianto in violazione di legge, così come specificato nei capi che seguono."

"Seguiremo con attenzione tutto il processo - continua l'avvocato Contarini - il nostro obiettivo è che siano riconosciuti oltre al danno ambientale anche i danni morali relativi all'offesa diretta ed immediata dello scopo sociale dell'Associazione, nonché quelli materiali dovuti ai costi sostenuti dall'associazione per lo svolgimento della propria attività per controllare il territorio, anche avvalendosi della collaborazione delle Guardie Ecologiche Volontarie, ai costi sostenuti per intervenire ad adjuvandum nel ricorso al T.A.R. Umbria n.9/08 avanzato da alcuni residenti del Comune di Bettona oltre che per compiere tutti quegli atti idonei a sollecitare le pubbliche amministrazioni e sensibilizzare i cittadini attraverso comunicati stampa o pubblici incontri".

Pubblicato il10 maggio 2011